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Non è stato pessimista il quadro delineato,
alla presentazione dell’edizione 2006 del World Oil & Gas Review, dall’A. D. di Eni,
Paolo Scaroni, e dal presidente della Cambridge Energy Research e autore del
celebre saggio “The Prize”, Daniel Yergin, all’indomani dell’allarme lanciato dall’ex
presidente della Federal Research
Usa, Alan Greenspan,
sull’attuale vulnerabilità dei prezzi e dall’incontro a Bruxelles in cui Opec e Unione Europea hanno concordato più rassicuranti
accordi per la sicurezza nelle forniture.
In sintesi il quadro è il seguente: le
riserve di greggio e gas sono in crescita (+1,2 e
+2,1%) e i prezzi del petrolio non rimarranno alti per sempre – già
dall’anno prossimo dovrebbero anzi cominciare a scendere – anche se i
mercati sono oggi caratterizzati da forti tensioni per effetto di conflitti
locali e internazionali e del
“neonazionalismo” delle
risorse, oltre che del crescente squilibrio tra disponibilità di greggio
pesante e domanda di prodotti leggeri e della
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necessità di nuovi
investimenti che i prezzi alti contribuiscono però a stimolare.
Yergin, nella sua
relazione, ha evidenziato alcuni fattori chiave dell’attuale “ansia da
approvvigionamento”:
A) uno “shock della
domanda”, determinato, anzitutto,
dall’ingresso dei nuovi grandi consumatori come Cina e India;
B) uno “shock delle
forniture” dovuto a fattori come i sabotaggi in Nigeria; l’uragano Katrina; la guerra in Iraq, a cui va aggiunto il nuovo
nazionalismo delle risorse di Venezuela, Bolivia e Iran.
Insomma una serie di atteggiamenti che si fondano però sull’errata
convinzione che gli alti prezzi di oggi “dureranno per sempre”,
mentre la loro natura ciclica, sostiene Yergin,
li porterà a scendere di nuovo.
Un punto, poi, da tenere presente, ha
aggiunto Yergin, è il grado di conversione della
raffinazione europea, che è ancora solo la metà
rispetto a quello del Nordamerica (35% contro
72%).
[GR]
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