Giovedì 29 ottobre, alle ore 17,30, nell'ambito degli incontri Un Libro un Autore fra storia e attualità,
la Fondazione Ugo Spirito presenterà il volume di Aldo G. Ricci e Pino BongiornoLa rinascita dei partiti in Italia.
1943-1948 (Biblioteca Scientifica Fondazione Ugo Spirito/Edizioni Nuova Cultura, pp. 390, € 22,00), introdotto da
Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Ugo Spirito. Il saggio ricostruisce il lungo periodo della
transizione tra la caduta del Fascismo (25 luglio 1943) e le prime elezioni politiche (aprile 1948) in cui prende forma
la struttura dei partiti e del sistema politico che avrebbe poi governato l'Italia per quasi mezzo secolo. La maggior
parte di questi partiti ha le sue radici in quelli prefascisti (DC, PCI, PSI, PLI), con alcune novità come il Partito
d'Azione, l'Uomo Qualunque e i partiti di destra (monarchici e MSI). E tuttavia i tre partiti di massa presentano
caratteri profondamente diversi da quelli prefascisti ai quali si ricollegano. Essi inoltre agiscono nel contesto
della nuova Costituzione del 1948 che attribuisce loro, e agli apparati dirigenti, un potere incomparabile a quello
che i partiti avevano nell'Italia prefascista. L'esame di questi caratteri viene analizzato nella loro formazione e
raffrontato con i nuovi movimenti che si affacciano sulla scena a partire dalla fine della cosiddetta "prima repubblica".
Aldo G. Ricci, già Sovrintendente dell'Archivio Centrale dello Stato, è consigliere di amministrazione della
Fondazione Ugo Spirito con delega all'archivio e alla biblioteca della Fondazione.
Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Ugo Spirito, è professore ordinario di Storia contemporanea presso la
Libera Università San Pio V.
Giovedì 8 ottobre scorso è stato presentato nell'ambito dei Giovedì della Spirito il volume di Roberto Pertici, Chiesa e Stato in Italia (Il Mulino, 896 pp.). L'incontro è stato introdotto da Giuseppe Parlato, presidente della Fondazione Ugo Spirito. Parlato ha evidenziato alcuni aspetti del lavoro di Pertici, in particolare l'approfondimento del problema dell'introduzione del Concordato del '29 nella Costituzione repubblicana e gli elementi innovativi rispetto agli studi omologhi, che - secondo Parlato - lo rendono quasi una "storia d'Italia" tout court non solo limitata all'ambito descritto dal titolo ma estesa alle culture politiche del nostro Paese nel confronto con la presenza della Chiesa cattolica. L'Autore ha ampiamente riassunto il contenuto del proprio lavoro, a cominciare dal rapporto contrastato fra nazione italiana e presenza della Santa Sede all'interno del proprio territorio: una storia dunque intrecciata fra le due istituzioni, che ha generato un problema di identità della nazione e di legittimità. Le risposte a questo problema - secondo Pertici - sono state principalmente due, quella neoghibellina, fortemente anti-ecclesiastica, e quella neo-ghibellina, di segno opposto. Una terza via - evidenzia Pertici - è quella assunta pressoché dal solo Cavour, che cercò di realizzare una separazione fra Chiesa e Stato neo-unitario, con una politica quasi pre-conciliaristica e di forte autonomia dell'una rispetto all'altra, non coronata da successo. I successori del Conte, infatti, perseguirono invece una via neoghibellina. La svolta nei rapporti fra Italia e Chiesa viene identificata da Pertici con la Grande Guerra: con quel conflitto la Santa Sede abbandona l'aspirazione ad una sua restaurazione temporale attraverso una sconfitta militare dell'Italia. La guerra evidenziò la fragilità diplomatica e la dipendenza della Santa Sede, ospitata su territorio italiano "dato in godimento", e aprì all'unica ipotesi realistica, ossia la realizzazione di uno Stato a sovranità ecclesiastica, sul modello di San Marino, su un territorio ceduto dallo Stato italiano. Con la fine della guerra, la Conciliazione sembrò ad un passo, ma non fu realizzata per l'instabilità politica dei governi italiani. L'avvento di un governo forte - poi della dittatura - con Mussolini consentì alla Chiesa di "trattare con chi avesse possibilità di andare ad una conclusione". Pertici ha quindi sottolineato le necessità e le lacune storiografiche nell'approccio allo studio del Concordato e dei rapporti fra Fascismo e Chiesa, notando che "gli storici della Chiesa non hanno ancora avuto il loro De Felice". Importanti aspetti dei rapporti fra Roma e il Vaticano sono stati messi in luce dall'Autore durante l'incontro, in particolare lo status di "parte debole" rivestito dalla Chiesa nel Concordato e negli anni successivi, con momenti di forte tensione fra Regime e Santa Sede. Un rapporto di disparità che - argomenta Pertici - è alla base dell'articolo 7 della Costituzione repubblicana, che rende il Concordato patto costituzionale: l'inserimento del Concordato nella Carta, infatti, mise la Santa Sede al sicuro da una possibile denuncia unilaterale dell'accordo da parte dello Stato italiano. Infine Roberto Pertici ha esaminato il problema della laicità del nuovo regime repubblicano alla luce dell'articolo 7 della Costituzione, con il processo di revisione del Concordato iniziato nel 1967 e durato ben diciassette anni. Il dibattito seguito alla presentazione ha gravitato attorno al rapporto fra Chiesa e Risorgimento, con solo l'apparente paradosso del patriottismo manifestato dal clero italiano dalla Grande Guerra in avanti, i progetti di creazione del micro-Stato vaticano prima del Concordato del 1929 e infine l'evoluzione del partito di ispirazione cristiana in Italia - dal Partito Popolare alla Democrazia Cristiana - con i cambiamenti nella sua classe dirigente e il rapporto contrastato fra essa e l'Oltretevere.
E' uscito il volume Annali 2006-2007 della Fondazione Ugo Spirito (Roma, 2009, pp. 299, € 20,00), risultato di un
anno e più di lavoro di giovani studiosi nei campi della storia e della filosofia contemporanee. Gli Annali
2006-2007 sono presentati da una introduzione di Giuseppe Parlato che illustra i risultati delle ricerche svolte
nell'ambito della Fondazione. Il volume è diviso in due parti. La prima ospita le ricerche svolte presso la
Fondazione, su temi che coprono un arco temporale che va dagli inizi del XX secolo agli anni Settanta. La seconda
parte - introdotta da una presentazione del Direttore Giovanni Dessì - è monografica e raccoglie tre saggi su
altrettanti docenti di filosofia e sul loro insegnamento nell'Università di Roma: Pantaleo Carabellese, Enrico
Castelli, e Ugo Spirito. Gli Annali 2006-2007 rappresentano i frutti di una istituzione che conservando archivi
e una biblioteca può promuovere un'attività di ricerca, consentendo così a giovani studiosi di lavorare insieme,
realizzare momenti di riflessione metodologici e seminari di approfondimento.
È possibile richiedere il volume scrivendo direttamente alla Fondazione o inviando un'email a
segreteria@fondazionespirito.it e sarà
inviato in contrassegno.
Guida ai fondi archivistici della Fondazione Spirito
E' uscito Guida ai fondi archivistici della Fondazione Spirito, a cura di Francesca Garello e
Lucia R. Petese (Roma, Fondazione Ugo Spirito, 2009). Un agile strumento per condurre gli studiosi
nell'archivio della Fondazione. Seconda edizione, ampliata con i recenti riordini delle collezioni, che fornisce
ai ricercatori estremi cronologici e contenuto di ciascun fondo documentario.
Fresco di stampa, è nelle librerie Mezzo secolo di Fiume. Economia e società a Fiume nella prima metà del Novecento
di Giuseppe Parlato (Cantagalli, 216 pp, € 14,90). Nei primi cinquant'anni del secolo Fiume ha rappresentato un
laboratorio politico di prim'ordine. Se dal XVI secolo Fiume ha goduto dell'autonomismo ungherese - che garantiva alla
maggioritaria comunità italiana indipendenza ed autonomia culturale e tutela della propria lingua - dopo la Prima guerra
mondiale Fiume ha cambiato dal 1918 al 1924 ben 12 governi ma ha contemporaneamente elaborato altri due modelli politici:
l'irredentismo culturale - prima che politico - e il fiumanesimo, segnato dalla Carta del Carnaro e dalla Reggenza
dannunziana. L'ultimo modello politico è stato il cosiddetto "fascismo di frontiera" e cioè quel particolare isolamento
che Fiume ha avuto a livello economico e politico fra 1924 e l'inizio degli anni 30, e che si è risolto favorevolmente per
la città soltanto con la guerra d'Etiopia e la Seconda guerra mondiale. Questa vicenda fiumana viene analizzata nel volume
attraverso la situazione economica della città dalla floridezza ungherese alla fame alla quale fu costretta dal governo
Nitti nel 1920.
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