INTITOLATA ANCHE A RENZO DE FELICE LA "FONDAZIONE UGO SPIRITO"
Nata nel 1981 con l'acquisizione della biblioteca e dell'archivio del filosofo, la "Fondazione Ugo
Spirito" d'ora in avanti sarà intitolata anche allo storico Renzo De Felice, che ne fu presidente dal
1992 al 1996.
La decisione è stata assunta dal Consiglio di amministrazione e diventerà operativa al termine dell'iter
burocratico previsto per le modifiche statutarie delle Fondazioni culturali.
Si tratta di una scelta che giunge al termine di un percorso pluriennale che ha visto la Fondazione allargare
il suo campo di ricerca e di archivio alla storia contemporanea, nel solco del rigoroso metodo storiografico
del grande intellettuale scomparso. Un atto doveroso nei confronti di una personalità che ha dato lustro alla
cultura italiana e tanto si è impegnato perché la Fondazione si affermasse come libero e indipendente centro
di studio.
I numerosi materiali archivisti acquisiti nel frattempo hanno reso necessario specificare meglio le finalità
della Fondazione, per la quale la ricerca storiografica ha assunto attualmente pari dignità rispetto a quella
filosofica ed economica che hanno segnato l'insegnamento di Spirito.
Integrando Renzo De Felice nella propria ragione sociale, la Fondazione - che acquisisce la denominazione di
"Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice" - intende voltare pagina nella continuità, per restare uno dei
luoghi di eccellenza della cultura italiana, con particolare attenzione verso l'attività rivolta alle giovani
generazioni, come testimonia il progetto didattico "Verso il 150° dell'Unità d'Italia" organizzato con le
scuole superiori di Roma e del Lazio, verso il quale ha mostrato apprezzamento anche il Presidente della
Repubblica.
Con questa decisione, la Fondazione intende aprirsi sempre di più verso le tematiche storiche, sulle quali si
gioca, anche culturalmente, una importante partita, quella della memoria e della sua gestione. In Italia, per
molti anni, la storia è servita come clava per la politica e la sua utilizzazione spesso ideologica e
fuorviante ha fatto trascurare l'idea di una storia "normale". Quando De Felice, nel 1992, assunse la
presidenza della Fondazione parlò di "una scommessa sull'intelligenza e la buona fede degli intellettuali
italiani, sulla loro capacità di essere uomini di cultura prima di ogni altra cosa". Si tratta di
considerazioni ancora valide, che la Fondazione, a 18 anni di distanza, considera ancora di piena attualità.
Per questo motivo, si è ritenuto di dare il nome dello storico del fascismo a questa Fondazione, alla quale
dedicò la sua passione e la sua intelligenza, proprio negli anni in cui stava portando avanti gli ultimi capitoli
della biografia mussoliniana. Per De Felice furono gli anni dell'allargamento delle tematiche del fascismo fino
della riscoperta della nazione e delle ragioni del suo declino, che attribuì essenzialmente alla guerra civile
e alla gestione partitocratica del potere che ne seguì.
La Fondazione, oggi, ritiene che questo percorso vada sviluppato: di qui l'interesse per la storia e, in particolare,
per la didattica della storia, soprattutto nella considerazione che una storia non ideologica è difficile da trovare
nelle scuole italiane. A tale scopo è prevista per il prossimo autunno la pubblicazione di un numero speciale degli
Annali della Fondazione dedicato alla genesi del Risorgimento e alla storia dello Stato unitario che costituirà un
volume a sé stante, a carattere manualistico, da promuovere presso le scuole italiane e i centri di educazione e
formazione dei giovani italiani all'estero.
Nel corso degli anni, la Fondazione ha realizzato convegni e iniziative in tutte le parti d'Italia. Di qui è nata
l'esigenza di un momento di riunione delle persone che si sentono vicine alla Fondazione. L'Associazione amici della
Fondazione avrà non soltanto la funzione di riunire energie e risorse umane, di reperire materiali archivistici e
bibliotecari utili per potenziare gli strumenti culturali della Fondazione, ma anche per creare un supporto
nell'ambito privato e territoriale, nella consapevolezza che le fondazioni debbano affiancare le risorse pubbliche
con iniziative e contributi di carattere privato.
A tale proposito, proprio per sottolineare la funzione pubblica della Fondazione, già evidente con l'apertura al
pubblico di archivi e biblioteche, si è pensato a un "Osservatorio sul federalismo nazionale", attraverso il quale
si possano monitorare le iniziative parlamentari e regionali in ordine al federalismo, inteso non tanto come un
vulnus allo stato nazionale, quanto un necessario trasferimento delle competenze alle entità locali, al territorio.
L'Osservatorio dovrà servire agli enti locali e ai tecnici per meglio comprendere le caratteristiche del federalismo
e la sua applicabilità nella realtà politica e sociale italiana.
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Emanuela Meucci, Renzo De Felice. Dalle bombe alla Fondazione, su "Libero", 8 luglio 2010