Giovedì 26 gennaio 2012, nell'ambito degli incontri Un libro, un autore, tra storia e attualità,
la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice presenta il libro di Gregorio SorgonàLa svolta
incompiuta. Il gruppo dirigente del P.C.I. tra l'VIII e l'XI Congresso (1956-1965), Aracne, Roma 2011. Il
libro prende in esame nove anni cruciali della vita del Partito comunista italiano e dell'Italia, quelli che,
a livello internazionale e nazionale, vanno dal XX Congresso del Pcus alla crisi di Suez, dalla rivoluzione
ungherese al boom economico italiano e alla formazione del primo governo di centrosinistra, presieduto da Aldo
Moro, nel 1963. Analizzando i quattro congressi del Pci che si tennero in quegli anni, l'autore ricostruisce il
dibattito interno al partito e l'evoluzione del rapporto di questo con l'Unione Sovietica. Se indubbiamente
l'VIII Congresso fu quello della restaurazione, l'XI fu quello di un partito che, lungi dal comprendere la
portata del dibattito interno che viveva, si era illuso di poter continuare a sopire le voci del dissenso senza
capire che queste stavano per esplodere, incontrollate, alla sua sinistra.
L'incontro sarà introdotto da Giuseppe Parlato, e si terrà a partire dalle ore 17.30 presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice,
Sala Renzo De Felice, Via Genova 24, Roma.
Sempre nell'ambito dei Giovedì della Spirito, giovedì 23 febbraio la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De
Felice presenta il libro di Michelangelo IngrassiaLa sinistra nazionalsocialista, Cantagalli,
Siena 2011. Il libro analizza un aspetto certamente poco conosciuto della storia tedesca e indubbiamente poco
studiato rispetto al nazismo hitleriano: le alternative politiche, filosofiche e culturali che si svilupparono
in Germania dopo la prima guerra mondiale in contrapposizione alla Repubblica di Weimar. La Rivoluzione
conservatrice, il nazionalbolscevismo e il prussianesimo furono correnti di pensiero che si rifacevano alla
tradizione del socialismo tedesco ottocentesco, più nazionalista che marxista, le quali, tuttavia, di fronte
alla sconfitta della Germania, alle umiliazioni inflitte dalla pace di Versailles e al tiepido regime di Weimer,
non furono in grado di imporsi sull'immaginifico futuro di grandezza e supremazia tedesca disegnato da Hitler
per un popolo di raro, quanto imprevedibile, orgoglio collettivo.
L'incontro sarà introdotto da Giuseppe Parlato, e si terrà a partire dalle ore 17.30 presso la
Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, Sala Renzo De Felice, Via Genova 24, Roma.
Venerdì 17 e sabato 18 febbraio 2012, la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, in collaborazione con
il Lifelong Learning Centre, Università delle LiberEtà - Friuli Venezia Giulia (FVG),
organizza la seconda edizione del corso base di Europrogettazione. Il corso si articolerà in due giornate, ed è rivolto
a quanti desiderano lavorare nell'ambito delle università e dei centri di ricerca con il compito di seguire la gestione e
l'implementazione dei progetti europei: giovani laureati, docenti, ricercatori, Junior Project Manager, funzionari
amministrativi delle Università e dei Centri di Ricerca (focus: 7° Programma Quadro per la ricerca).
Progetto didattico per gli istituti scolastici superiori
Dall'Italia liberale alla crisi dello Stato (1915-1992)
Tra autoritarismo e totalitarismo
Lunedì 5 dicembre 2011 si è tenuta la seconda lezione del progetto didattico per gli istituti scolastici
superiori, Tra autoritarismo e totalitarismo, a cura del prof. Giuseppe Parlato, dell'Università
Luspio di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. La lezione si è incentrata
sull'origine, la differenza e gli elementi qualificanti l'autoritarismo e il totalitarismo. Parlato ha definito
come autoritari tutti i regimi politici (seppure con le dovute peculiarità) precedenti la rivoluzione francese,
e ha posto questa come evento spartiacque dal quale sono nate le due visioni del mondo che hanno impregnato di
sé tutti i regimi politici successivi, liberalismo e totalitarismo (nella definizione che di quest'ultimo ha dato
Hannah Arendt); ha proseguito spiegando quali elementi contraddistinguano i regimi totalitari da quelli
autoritari (mobilitazione politica, comunicazione politica, consenso), per poi entrare nel merito delle
caratteristiche dei tre movimenti totalitari del Novecento, comunismo, fascismo e nazismo, analizzandone la
corrispondenza con le specificità di un sistema politico totalitario, che sono cinque: unicità del comando, ruolo
del partito, progetto etico e pedagogico, rapporti con l'economia, presenza dell'universo concentrazionario.
Particolarmente interessante, nell'ambito di questa complessa analisi, la spiegazione sulle analogie e differenze
tra i tre totalitarismi, e il loro diverso grado di realizzazione dei cinque punti qualificanti, per concludere,
alla luce di questi elementi, che il fascismo, più che un totalitarismo compiuto, come comunismo e nazismo, fu,
nella definizione dello stesso Parlato, una dittatura a vocazione totalitaria.
Lunedì 19 dicembre, per gli incontri dedicati a "Un libro, un autore, tra storia e attualità", è
stato presentato il libro di Giuseppe ParlatoGli italiani che hanno fatto l'Italia. 151 personaggi per la
storia dell'Italia unita 1861-2011. (Rai Eri 2011, pp.176, euro 11,00). Introdotto dal vicepresidente della
Fondazione Gianni Scipione Rossi, che ha sottolineato il valore storiografico del testo, l'attenzione dei
relatori e del pubblico si è presto concentrata sui criteri usati per la scelta dei personaggi citati nel libro,
curiosità cui ha fornito in parte una spiegazione il vicedirettore del Giornale Radio Rai Stefano Mensurati,
in videoconferenza, ricordando che il libro è nato da una rubrica radiofonica di Radio Uno, "Centocinquanta Italie",
andata in onda dal settembre 2010 al marzo 2011, e quanto sia stato difficile confezionare una lista di personaggi
che non fosse suscettibile di attacchi pretestuosi e polemiche ideologiche. E proprio questo punto è stato poi
approfondito dall'autore, che ha spiegato come l'intento della rubrica, prima, e del libro, poi, fosse quello di
restituire una biografia del Paese il più possibile svincolata dai campanilismi e dalle preferenze politiche, libera
dai dogmi postbellici e dalle nostalgie prebelliche, e - proprio per questo - reale, rappresentativa di ciò che l'Italia,
nel bene e nel male, ha prodotto a livello politico, economico, culturale, filosofico e sociale in centocinquant'anni
di storia. Illuminanti, in questo senso, i corsi e i ricorsi storici che i personaggi del libro fanno rivivere e che
sono stati in parte oggetto del dibattito: dai geni incompresi che hanno realizzato le proprie invenzioni all'estero
alla determinazione di chi è riuscito, spesso partendo dal nulla, ad eccellere in patria; dalle idee e dalle imprese
di grandi uomini alla superficialità e ottusità di altri; dalla lungimiranza delle grandi vedute alle piccole meschinità
del tornaconto personale. In una parola, il cammino, più o meno felice, di una nazione.
La destra prima della fiamma. La parabola del partito
fusionista italiano di Guido Jetti con prefazione di Giuseppe Parlato
Biblioteca scientifica della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, Atripalda 2011, pp. 130, Euro 12,00.
Pochi sanno che prima della nascita del Movimento Sociale Italiano, nella complessa e confusa area della destra
italiana dell'immediato dopoguerra, fra tanti movimenti velleitari e con poco seguito, a Bari era sorto un
partito strutturato e abbastanza organizzato, il Partito Fusionista Italiano. Era l'aprile del 1946, due mesi
prima del referendum istituzionale e otto mesi prima della nascita del Msi.
Il Partito Fusiionista nasceva da un giornale, "Manifesto", diretto da Pietro Marengo, uno dei più importanti
giornalisti della destra pugliese, che vide la luce il 29 aprile 1945, il giorno dopo la fine del capo del
fascismo.
L'Autore, Guido Jetti, autorevole uomo di legge s tudioso rigoroso della storia contemporanea (ricordiamo,
fra l'altro, l'ottima ricerca su Camillo Corradini) ha fatto luce in maniera co,pleta e suggestiva su questo
piccolo ma non marginale esperimento finalizzato alla creazione di una ampia formazione di destra in Italia,
subito dopo la fine della seconda guerra mondiale.
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