Camillo Castiglioni, vita spericolata nei marosi del Novecento

Gianni Scipione Rossi, Lo “squalo” e le leggi razziali. Vita spericolata di Camillo Castiglioni, Rubbettino, Soveria Mannelli 2017

//Chi sa chi era Camillo Castiglioni? Probabilmente quasi nessuno. Ma al suo tempo, cioè nella prima metà del secolo scorso, era uno dei più noti finanzieri internazionali. Ebreo e triestino aderì al fascismo; dopo la caduta della monarchia asburgica – cui aveva fornito gran parte degli aeroplani impiegati durante la guerra – divenne il principale operatore nelle borse mitteleuropa e uno dei più importanti suscitatori di iniziative industriali; dopo la Seconda Guerra Mondiale mediò il primo grosso prestito occidentale alla Jugoslavia di Tito, ma dovette farle causa (in Italia) per ottenere il pagamento della provvigione.
Il titolo del libro di Gianni Scipione Rossi è dovuto al fatto che, malgrado avesse i titoli (e i meriti) per essere “discriminato” (cioè sottratto alle limitazioni persecutorie inflitte agli ebrei italiani) non lo fu. Ma, anche non essendolo, il suo attento biografo ci ricorda come, perfino nell’Italia occupata dai nazisti, si muovesse indisturbato, dalla sua base di S. Marino dove viveva in convento sotto gli abiti di frate. Dato che non rinunciava agli agi e alle comodità da grande capitalista, sotto i sandali portava calze di seta di ottima qualità; i sanmarinesi, ridendo sull’improbabile mascheratura, lo avevano so- prannominato “il frate con le calze di seta”.
Proprietario (tra l’altro) della Bmw fece affari con Göring, Ciano e forse Mussolini. Al Duce consigliò di tenersi fuori dalla guerra e suggerì che, a un’Italia neutrale, gli Usa avrebbero riservato un ruolo privilegiato (in particolare sul piano economico). La lettura, chiara e scorrevole, della biografia di Castiglioni è interessante perché piena di accadimenti, contraddizioni, e si dipana in un versante decisivo della storia moderna.
Per il lettore di oggi occorre selezionare gli spunti più interessanti per orientarsi: in particolare nella contemporaneità e tra i luoghi comuni spesso ripetuti. Ad esempio la convinzione che sia l’economia a determinare la politica. Il potere politico è un elemento della vita pubblica, il cui compito – ancor più da quando è organizzato in Stato sociale – è (sostengono tanti) di servire l’economia, e quindi di obbedirle. Ma, nella realtà, politica ed economia non sono separabili né graduabili. Direbbe Freund perché ambedue sono essenze e quindi irriducibili l’una dall’altra. Sono aspetti dell’(unica) esistenza umana. La vita di Castiglioni lo dimostra: il finanziere si muoveva (altrettanto bene) sia sul piano politico che su quello economico e non trascurava mai l’uno rispetto all’altro. Sia che si trattasse di industrie in cui investire, sia di nuove iniziative da prendere, o consigli da dare ai politici, le intuizioni e le azioni del finanziere valutavano sempre ambedue gli aspetti, le reciproche connessioni e gli effetti. Come ad esempio, consigliando a Mussolini di tenere l’Italia neutrale, ne sottolineava i benefici economici derivanti, specialmente dagli Usa.
L’altro, e connesso, che economia e politica sono collegate e reciprocamente influenti, di guisa che un obiettivo può – spesso – essere raggiunto con mezzi economici o politici (o con entrambi). Anche se poi, aggiungiamo noi, l’elemento decisivo è quello politico. Tra i molti episodi della vita di Castiglioni, è la lezione che si può ricavare (in particolare) dall’ultimo: l’aiuto dato alla Jugoslavia. Se Castiglioni non fosse riuscito in quello in cui stava fallendo la nomenklatura comunista (delle cui capacità “economiche” Tito, giustamente, si fidava poco) la Jugoslavia sarebbe stata costretta a rientrare nell’orbita sovietica, un po’ come, qualche anno dopo, capitò all’Egitto di Nasser che si rivolse alla Russia dopo il diniego anglo-americano di finanziare la diga di Assuan.

Camillo Castiglioni

Il trattamento poi praticato a Castiglioni nell’Europa dell’Asse è ancor più sorprendente: data la notorietà del personaggio, che si muovesse e facesse affari nel mentre i suoi correligionari erano deportati, corrobora quanto scriveva Orwell sul principio di eguaglianza (lì nel comunismo sovietico): che tutti sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri. Per cui si deroga alla regola, talvolta a favore, talaltra contro. Per fortuna di Castiglioni, a suo beneficio. D’altra parte, anche in Germania, s’ironizzava su (almeno) due personaggi dell’olimpo nazista chiamandoli “ariani per ordine di Hitler”: il ministro dell’economia Schacht (che aveva una nonna ebrea) e il maresciallo von Manstein (in effetti nato Lewinsky, poi adottato); i quali ciò nonostante ebbero ruoli rilevantissimi (e capacità proporzionate) nel governo e nell’esercito tedesco.
Per cui, specie quando riguarda i ruoli pubblici, sembra di poter dedurre che la regola da applicare è quella di Deng Xiaoping, che non importa il colore del gatto, ma che acchiappi i topi. E Castiglioni, come Schacht e von Manstein, dimostrò di saperli acchiappare. Diversamente da certi personaggi dell’Italia contemporanea, che, in economia e in politica, hanno dimostrato ripetutamente di essere stati scelti non per le capacità e competenze, ma per il colore o l’albero genealogico (o altro). Non si spiega altrimenti, nella cronaca attuale, come la più antica banca italiana, il Monte dei Paschi di Siena, sopravvissuta alla caduta di Siena, a quella dei Medici, degli Asburgo-Lorena, dei Savoia e del fascismo, rischi di estinguersi con la repubblica “nata dalla resistenza” e continui ad operare solo a prezzo di aiuti a carico dello Stato e quindi dei contribuenti. Banca che un tempo finanziava gli Stati, e ora vive della loro elemosina.

Teodoro Katte Klitsche de la Grange

da “Annali della Fondazione Ugo Spirito”, a. 2016-2017, XXVIII-XXIX

 

Trieste, ancora pochi giorni per visitare la mostra su Camillo Castiglioni a Palazzo Gopcevich

Trieste – Ancora pochi giorni – fino  a domenica 21 luglio – per ammirare la mostra Camillo Castiglioni e il mito della BMW, organizzata dalla Fondazione Franco Bardelli e dal Comune di Trieste con la collaborazione di BMW Group Archiv e della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. La mostra, curata da Mauro Martinenzi e Susanna Ognibene, si è aperta sabato 29 giugno. Notevole nelle prime due settimane di apertura l’afflusso del pubblico, interessato a scoprire la figura del grande imprenditore e finanziere triestino nella sala Attilio Selva di Palazzo Gopcevich, via G. Rossini 4 (orario 10.00-17.00, ingresso gratuito).

La mostra si pone l’obiettivo di raccontare – dopo decenni di oblio –  la straordinaria vita di Camillo Castiglioni, uno dei più grandi finanzieri e industriali europei negli anni Dieci e Venti del Novecento, con un particolare approfondimento relativo al periodo in cui come proprietario della BMW ne favorisce la trasformazione in una fabbrica motociclistica. L’intento è stato quello di realizzare un’esposizione che valorizzasse e ponesse in risalto sia la singolare storia umana del Castiglioni, che va oltre la connotazione politica dell’epoca, sia la società, il contesto culturale, politico ed economico attraverso cui il nostro personaggio si muove e vive, con particolare riferimento alle sue radici triestine ed ebraiche. In mostra numerosi pannelli illustrano l’intera vicenda umana di Castiglioni e, grazie, alla ricerca effettuata negli archivi e nei musei triestini, il fortissimo legame con la città natale. Camillo Castiglioni nacque infatti a Trieste il 22 ottobre del 1879 da Vittorio, pedagogista ed ebraista, (vice rabbino di Trieste, poi rabbino capo di Roma dal 1903 al 1911), e morì a Roma il 18 dicembre del 1957.

La Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice partecipa con il prestito di numerosi e rilevanti documenti, conservati nel Fondo Archivistico dello storico e diplomatico triestino Attilio Tamaro, fin da giovane amico di Castiglioni, con il quale ha intrattenuto per anni una fitta corrispondenza. Altri documenti provengono dall’archivio BMW di Monaco di Baviera, così come la motocicletta voluta e commercializzata da Castiglioni nel 1923. Dal Museo Revoltella proviene uno splendido quadro di Nomellini, donato dal finanziere nel 1927. Il catalogo della mostra – Camillo Castiglioni e il mito della BMW, Goliardica Editrice, Trieste – è curato da Susanna Ognibene e Mauro Martinenzi, con introduzioni di Fred Jakobs, Head BMW Group Archiv, e di Gianni Scipione Rossi, autore della biografia Lo “squalo” e le leggi razziali. Vita spericolata di Camillo Castiglioni (Rubbettino, 2017). 

La Fondazione il 25 gennaio a Spaziolibero Tv – Rai3

Il 25 gennaio 2019 la Fondazione è stata ospite della rubrica televisiva di “Rai Parlamento” Spaziolibero (Rai Tre). In studio il presidente Giuseppe Parlato e il vicepresidente Gianni Scipione Rossi hanno illustrato le iniziative per l’ottantesimo anniversario delle leggi razziali del 1938 e l’attività culturale in programma. Ha condotto in studio Annamaria Baccarelli.