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“La manifestazione è realizzata con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione di Roma Capitale”.

 

Con la Fondazione Spirito verso il 150° dell’Unità d’Italia

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18 gennaio 2011
Dallo Statuto albertino alla Costituzione del 1948
Relatore: Prof. Danilo Breschi
Unint di Roma

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Il 18 gennaio (con repliche previste il 25 e 28 gennaio) si è svolto il terzo appuntamento del nuovo ciclo di incontri del progetto didattico “Verso il 150° dell’Unità d’Italia”, dal titolo Dallo Statuto albertino alla Costituzione del 1948. La lezione si è svolta presso l’Aula Magna dell’Istituto Gelasio Caetani nelle due fasce orarie 8.30-10.30 e 11.30-13.30 ed ha previsto collegamenti in videoconferenza con alcuni istituti superiori del Lazio.

L’incontro è stato tenuto da Danilo Breschi, che ha innanzitutto delineato il quadro in cui si collocava la concessione dello Statuto albertino. La prima metà dell’800 fu caratterizzata da rivoluzioni borghesi che avevano l’obiettivo di ottenere il passaggio dalla monarchia assoluta ad una forma di governo che riconoscesse dei limiti al potere del Re. La Charte octroyée concessa da Luigi XVIII nel 1814, rappresentava il modello di monarchia costituzionale cui poi si sarebbe ricollegato lo Statuto albertino del 1848. Esso infatti riconosceva l’assoluta centralità del Sovrano, titolare esclusivo del potere esecutivo, Capo Supremo dello Stato e comandante di tutte le forze di terra e di mare, dotato del potere di nomina e di revoca di tutte le cariche dello Stato, del potere di convocazione delle Camere nonché di scioglimento della Camera dei deputati. Dopo la creazione dello Stato italiano, lo Statuto albertino divenne la carta fondamentale del Regno d’Italia e continuò a garantire il Sovrano nei confronti dei tentativi di affermazione di una prassi parlamentare che ne riducesse le prerogative.

Per dimostrare l’inconsistenza delle tesi fondate sulla prevalenza della prassi parlamentare Breschi ha portato due esempi: l’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale e l’avvento al potere del fascismo.

Nel primo caso, l’Italia entrò in guerra su decisione del Re anche a fronte di una maggioranza parlamentare che predicava la neutralità. Nel secondo caso, il Re affidò a Mussolini l’incarico di formare il suo primo governo nonostante egli guidasse un piccolo raggruppamento di 35 deputati in Parlamento.

Breschi ha dunque concluso sottolineando che i poteri del Re rimasero in realtà intatti durante tutto l’arco temporale che corre dalla concessione dello Statuto fino alla sua sostituzione con la costituzione repubblicana, tanto che lo studioso Paolo Colombo ha parlato di una “monarchia fascista” per sottolineare la diarchia che ha caratterizzato il ventennio fascista ed il potere conservato dalla Corona nonostante i tentativi operati da Mussolini di rafforzare il ruolo del primo ministro utilizzando la legislazione ordinaria.

Ascolta l’audio dell’incontro
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