Mercoledì 17 giugno 2026 alle ore 18.00, verrà presentato a Roma, nella sede della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice – ETS (Piazza delle Muse, 25), il volume D’Annunzio. Un mito per la destra? (Cantagalli, Siena 2026), ultimo atto dell’infaticabile lavoro di ricerca di Giuseppe Parlato.
Ne parleranno Simonetta Bartolini, Università degli Studi Internazionali di Roma – UNINT e Andrea Ungari, Università degli Studi G. Marconi di Roma, Presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice – ETS.
L’incontro verrà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube della Fondazione.
Il volume, oltre a dare un contributo inedito alla cultura della destra, dimostra come d’Annunzio sia un soggetto non disponibile ad essere arruolato in qualsiasi partito politico, tanto complesso è il suo profilo letterario, artistico e anche politico. Né fascista, né antifascista, solo dannunziano, con tutte le genialità e le contraddizioni del suo comportamento e del suo pensiero.
Il volume ripercorre il periodo che va dal 1945 alla fine del secolo, mettendo in evidenza il rapporto tra il mito del Vate e la destra italiana.
In primo luogo si confuta l’opinione corrente secondo la quale d’Annunzio fu considerato sempre dal fascismo come un personaggio di forte riferimento culturale. In realtà, alcune componenti del fascismo non lo sopportavano: gli “strapaesani”, in genere cattolici, lo detestavano; i giovani dei Guf (Gruppi universitari fascisti) negli anni finali del regime lo consideravano un retore senza seguito; i conservatori gli contestavano le aperture a sinistra durante la Reggenza fiumana. Solo la Repubblica sociale lo utilizzò come ultimo mito a disposizione.
La destra, dopo la guerra, si divise fra chi ne ricordava il combattente della prima guerra mondiale, chi ne considerava valida solo la Costituzione fiumana e chi, infine, non lo riteneva culturalmente adatto a rappresentare la destra tradizionalista ed evoliana.
Dopo gli anni Sessanta, d’Annunzio fu storicizzato anche dalla destra, che trasse dalla figura del Vate essenzialmente il legame con Nietzsche, in chiave di “eroe”, ma tralasciando quasi completamente la sua opera letteraria.
Il volume affronta anche la questione, completamente inedita, del Vittoriale, che tra il 1945 e il 1960 divenne tema di scottante attualità politica, essendo presieduto, in quel periodo, da un intellettuale antifascista, antidannunziano ed ebreo: Eucardio Momigliano.
