Acquisito dalla Fondazione l’epistolario del pittore russo Aleksandr Volkov a Eleonora Duse

La Fondazione ha acquisito le lettere scritte dal pittore e aristocratico russo Aleksandr Volkov a Eleonora Duse tra il 1891 e il 1893.
Il fondo consiste in 303 missive indirizzate alla Duse da Aleksandr Nikolaevič Volkov-Mouromtzov, pittore noto con il nome d’arte di A.N. Roussoff, durante il periodo della loro relazione (1890-1894). Le lettere furono consegnate nel 1923 dall’attrice all’amica Christiane Thun-Salm (1859-1935), che le custodì in una borsa da viaggio. Lasciate alla sua morte al figlio Paul Thun-Hohenstein (1884-1963) con il patto di non aprire la borsa per cinquanta anni, furono in seguito “scoperte” da Eleonore Thun-Hohenstein, figlia di Paul, che nel 1985 aprì la borsa trovandosi di fronte il prezioso lascito. Il fondo raccoglie lettere, telegrammi, biglietti scritti da Volkov ed è di estrema importanza per «ricostruire alcuni aspetti della recitazione della celebre attrice» (A. Sica, D’amore e d’arte. Le lettere a Eleonora Duse di Aleksandr Volkov nel lascito Thun-Salm e Thun-Hohenstein, Mimesis, Milano-Udine 2020, p. 36). Le lettere sono pubblicate nel citato volume curato dalla professoressa Anna Sica, e impreziosito da introduzioni che contestualizzano la vicenda. Le lettere e il volume con le loro trascrizioni sono a disposizione degli studiosi.
La documentazione è stata donata alla Fondazione dall’erede del fondo, Sophie Mensdorff-Pouilly, nipote di Eleonore Thun-Hohenstein,  il 17 maggio 2021.

Donato alla Fondazione l’archivio di Domenico Giglio

Domenico Giglio, dirigente delle formazioni monarchiche che si sono succedute tra il 1946 e gli anni Settanta, ha donato alla Fondazione il suo archivio privato.

Domenico Giglio (Roma 1932) è stato dirigente del Fronte monarchico giovanile dell’Unione monarchica e successivamente del Movimento giovanile del Partito nazionale monarchico negli anni Cinquanta e Sessanta. Consigliere nazionale del Partito democratico italiano di unità monarchica (Pdium), nel 1972 si oppose alla fusione del Partito con il Movimento sociale italiano, costituendo il gruppo “Alleanza Monarchica” di cui fu Segretario nazionale fino al 1977, per poi divenirne Presidente. Dal 1969 ha fatto parte del Comitato direttivo del Circolo di cultura politica “Rex”, di cui dal 1983 è stato Vicepresidente e Presidente dal 2014. Nel periodo dal 1960 al 1975 è stato componente della Giunta esecutiva dell’Unione monarchica e tra il 1961 e il 1965 ha diretto il periodico “Critica monarchica”. Dal 1994 fa parte della Consulta dei Senatori del Regno.

L’archivio, attualmente custodito in cinque faldoni, conserva soprattutto documentazione della militanza di Giglio quale dirigente del settore giovanile delle formazioni politiche dei monarchici italiani. Numerosi sono i periodici dell’area di riferimento, che coprono un cospicuo lasso di tempo e raccontano le differenti posizioni assunte dai monarchici di fronte alle scelte politiche e sociali dell’Italia repubblicana. Ѐ presente corrispondenza tra iscritti, dirigenti, militanti. Tra le carte si trovano inoltre documenti congressuali, verbali, appunti. La documentazione copre gli anni Cinquanta-Sessanta.

Giunto in Fondazione l’Archivio di Giampaolo Pansa

La Fondazione ha ricevuto dalla signora Adele Grisendi, vedova di Giampaolo Pansa, l’archivio del marito relativo alle lettere inviate dai familiari delle vittime della guerra civile e soprattutto del lungo dopoguerra, uomini e donne “obbligati dai vincitori a un lungo silenzio”, come egli ebbe a scrivere, riscontrando la difficoltà di divulgare le vicende drammatiche di quanto era accaduto dopo il 25 aprile 1945. Lettere che rivelavano una realtà per troppo tempo nascosta e che gli hanno consentito di avvicinare quelle persone, attraverso la cui memoria ha ricostruito, in numerosi libri, le vicende degli “orrori della resa dei conti”. Questo impegno è costato a Pansa incomprensioni, accuse di revisionismo, talvolta aggressioni verbali e financo fisiche. L’ultimo libro di Pansa, uscito postumo con la cura di Adele Grisendi, è Il sangue degli italiani, Rizzoli 2020.

L’archivio, in formato digitale, è a disposizione degli studiosi.

Implementazione dei fondi archivistici Ottavio Dinale e Neos Dinale

Con il contributo della Direzione generale Archivi del Mibact (Bando DGA 9 aprile 2020 e DDG 5 giugno 2020), si è proceduto a implementare i fondi archivistici di Ottavio Dinale e di Neos Dinale, già riordinati e inventariati grazie a un contributo della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio. La documentazione giunta dagli eredi al termine del primo riordinamento consente ora di avere uno sguardo ampio sulla vita e l’attività dei Dinale. In particolare, permette di far luce sull’ulteriore collaborazione di Ottavio a “Il Popolo d’Italia” (1923) e sul suo ufficio di Commissario al Comune di La Spezia (1925), nonché di verificare sulla stampa dell’epoca la missione in Sud America. Per Neos Dinale, si è ampliata la possibilità di ricerca intorno alla molteplice attività prefettizia e alla sua permanenza nell’America meridionale, ove rimase anche dopo la partenza del padre nel 1923.

Ottavio Dinale (1871-1959) fu docente e giornalista. La sua militanza politica iniziò nel Partito socialista per poi operare la scelta sindacalista-rivoluzionaria, dopo essere passato attraverso suggestioni anarchiche. Organizzatore di scioperi, agitatore attraverso l’attività pubblicistica, anche in periodici da lui fondati, dopo l’adesione al sindacalismo rivoluzionario passò a quella al fascismo, attraverso la Prima guerra mondiale. Prefetto dal 1927 al 1930, divenne noto quale giornalista fustigatore di costumi sul periodico “Il Popolo d’Italia” con lo pseudonimo di “Farinata”. Seguì Mussolini nella Repubblica sociale italiana e proseguì negli incontri con il duce del fascismo, iniziati nel lontano 1906. Nel 1953 diede alle stampe il volume Quarant’anni di colloqui con lui, dove descrisse la parabola mussoliniana attraverso gli incontri avuti nell’arco di un quarantennio.

Neos Dinale (1901-1994), figlio di Ottavio, volontario a 16 anni nella Grande guerra, seguì il padre in Argentina, incaricato nel 1922-1923 dal Partito nazionale fascista della ricerca di colonie ove convogliare l’emigrazione italiana. Al ritorno dal Sud America trovò occupazione nell’Ufficio stampa del Capo del Governo, poi Sottosegretariato di Stato per la stampa e la propaganda, la cui organizzazione gli fu in parte affidata. In seguito a contrasti con il Sottosegretario Galeazzo Ciano, Dinale fu nominato prefetto a Macerata, poi a Savona e a Vicenza, dove, dopo la destituzione succeduta al 25 luglio 1943, tornò quale Capo della provincia nella Repubblica sociale italiana. Il rapimento del figlio a opera di un gruppo partigiano fu risolto in seguito al riconoscimento da parte di quelli della correttezza di Dinale nell’ufficio di Capo della provincia. Processato dopo il 1945 per collaborazionismo, fu condannato a quattro anni e mezzo di reclusione nonostante le numerose testimonianze della cittadinanza a favore. Nel dopoguerra si ritirò a vita privata.

Gli inventari dei fondi sono consultabili nel Portale Lazio ’900 all’indirizzo

https://www.lazio900.it/oggetti/194131-ottavio-dinale/ e
https://www.lazio900.it/oggetti/194138-neos-dinale/

Disponibile online l’inventario del fondo archivistico dell’Istituto nazionale di studi politici ed economici (Inspe)

Completati il riordinamento e l’inventariazione grazie al contributo della Direzione generale Archivi del Mibact, ora le carte del fondo archivistico Istituto nazionale di studi politici ed economici (Inspe) (1959-1975) sono a disposizione degli studiosi.

L’Istituto, promosso da un gruppo di intellettuali dell’area della Destra, in primis da Nino Tripodi, vicesegretario nazionale del Msi e studioso di dottrine politiche, nacque con il fine di diffondere la propria cultura attraendo nel medesimo tempo personalità intellettuali provenienti da mondi non del tutto affini, ma disponibili ad accettare confronti e a proporre iniziative comuni.

Per il raggiungimento dei propri obiettivi l’Inspe diede vita a convegni, conferenze, tavole rotonde e soprattutto ai Corsi di orientamento culturale per i giovani, drenando iscritti per lo più dalle organizzazioni giovanili del Movimento sociale italiano.

Così valorizzato, tale fondo consentirà tra l’altro di approfondire il ruolo delle istituzioni culturali e il loro rapporto con le componenti sociali italiane degli anni Sessanta-Settanta, anni vivaci ove l’emergere della componente giovanile come soggetto attivo nella società creava la correlativa necessità di sostenerne la crescita culturale e politica.

La base dati del fondo è consultabile nel Portale Lazio ’900 (https://www.lazio900.it/inventario/?id=8);).

L’Archivio dell’Istituto nazionale di studi politici ed economici selezionato dalla Direzione generale Archivi

La Direzione generale Archivi del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha selezionato il progetto di riordinamento e di inventariazione dell’Archivio Istituto nazionale di studi politici ed economici, conservato dalla Fondazione. L’ente fu creato nel 1959 da alcuni intellettuali facenti capo all’area culturale della Destra, tra cui Alberto Asquini, Carlo Curcio, Emilio Betti, Vito Panunzio, Gioacchino Volpe, con il fine di “richiamare l’attenzione sui principali problemi che agitano il mondo contemporaneo e promuovere la conoscenza e lo studio di tali problemi”, interessando anche i giovani, in modo da contribuire alla formazione di una nuova classe dirigente.
Il fondo archivistico custodisce documentazione sui convegni e le conferenze organizzati dall’Istituto nonché sui corsi di orientamento culturale per i giovani, cui si annetteva grande importanza per la finalità esplicitata nello Statuto di educare le nuove generazioni all’impegno politico e culturale.
L’inventario sarà disponibile nel Portale Lazio ‘900, ove è presente la base dati dell’Archivio della Fondazione.

Acquisito l’archivio dell’umorista e disegnatore Gianni Isidori

La Fondazione ha acquisito l’archivio di Gianni Isidori (1931-2019), umorista, disegnatore, sceneggiatore, pubblicista.

L’archivio, nella sua unitarietà, comprende documentazione prodotta principalmente tra la fine degli anni Quaranta e il primo decennio del Duemila, per un totale di circa 10 m.l., cui vanno aggiunti circa 20 cartelle porta disegni di grande formato, 25 volumi rilegati (e alcuni numeri non rilegati) del settimanale umoristico illustrato «Travaso delle idee» (1947-1959, con lacune). La documentazione, parzialmente inedita, è costituita in gran parte da tavole di vignette originali, pubblicate su vari quotidiani o riviste satiriche, disegni e storyboard, sceneggiature per programmi radiofonici e trasmissioni televisive, telecommedie, sketches, soggetti cinematografici e teatrali, copioni e testi letterari. I materiali, parzialmente inediti, sono raccolti entro cartelle originali e talvolta sono dotati dell’indicazione del contenuto; sono inoltre presenti anche rudimentali strumenti di ricerca a corredo dei fascicoli.

Il 27 marzo 2020 la Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio del Mibact  ha avviato il procedimento per il riconoscimento dellinteresse storico particolarmente importante dell’archivio.

Concluso il lavoro di catalogazione dei periodici del Fondo bibliotecario Ugo Spirito

Si è concluso il lavoro di catalogazione in sbn dei periodici del fondo bibliotecario Ugo Spirito, previsto nell’ambito del programma straordinario di inventariazione, digitalizzazione e diffusione dei fondi librari e archivistici posseduti dalla Fondazione, con il sostegno della Legge di bilancio 2019, art. 1, co. 416, per celebrare il quarantesimo anniversario della scomparsa del filosofo, avvenuta nel 1979.

L’attività ha portato all’emersione di numerosi periodici “sepolti” nel mare magnum della biblioteca Spirito, tra cui diverse riviste cinesi che attestano ancora il forte interesse del filosofo per quel grande paese e la sua rivoluzione, e periodici stranieri d’ogni dove, croati, sudamericani, polacchi, scozzesi e così via. Le riviste sono a disposizione di tutti coloro che desiderano sfogliare e studiare le stesse pagine sfogliate e studiate tante volte dal filosofo.

 

Archivio delle Destre: nuovo riconoscimento di interesse storico

La Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio del Ministero dei beni e delle attività culturali, con provvedimento del 18 settembre 2019, ha dichiarato di interesse storico particolarmente importante l’archivio della Federazione provinciale di Rieti del Movimento sociale italiano di proprietà della Fondazione, perché esso “documenta l’attività del partito nella provincia di Rieti dai primi anni Cinquanta allo scioglimento del Msi, nel 1995”.
L’archivio, non ancora riordinato, è comunque in parte accessibile agli studiosi, e costituisce una fonte rilevante per lo studio di diversi temi inerenti alle questioni politiche, sociali e sindacali dell’Italia del dopoguerra.

Sergio Panunzio rettore della Regia Università di Perugia

Nel ricco archivio di Sergio Panunzio (1886-1944), conservato in copia digitale dalla Fondazione, sono rintracciabili non solo le complesse tracce del rapporto tra il fascismo e gli intellettuali, ma anche il cambiamento intervenuto all’interno del sistema universitario italiano dell’epoca.

Panunzio, figura di spicco e maestro di una generazione di importanti giuristi, divenne rettore dell’Ateneo perugino nel febbraio del 1927, generando – come dimostrano i documenti allegati – un consenso diffuso intorno al suo nome e alla sua caratura culturale.

Molto attivo anche a Roma, il giurista originario di Molfetta si prodigò per la riforma universitaria e, in particolare, per le Facoltà di Scienze politiche che, nella trasformazione radicale della nuova classe dirigente – promossa dal regime, ma rimasta incompiuta dopo gli eventi del 1943-1945 –, dovevano giocare un ruolo di centrale rilievo.

Riferimento archivistico dei documenti: Archivio della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, Fondo Sergio Panunzio, Serie 1, Attività accademica, 1912 ago.-1944 lug., b. 1, f. 1, Nomine accademiche (Napoli-Perugia-Roma).