La biografia e il diario di Attilio Tamaro nei commenti della stampa

Ottima accoglienza stampa per Attilio Tamaro: il diario di un italiano (1911-1949), il volume di Gianni Scipione Rossi pubblicato da Rubbettino con il sostegno della Fondazione. Paolo Marcolin, sul quotidiano triestino Il Piccolo (10 luglio), del quale Tamaro fu redattore, ha ricordato che <Renzo De Felice considerava Tamaro una fonte ben informata e Rossi nota che Tamaro non fu un nostalgico, ma un critico spettatore degli avvenimenti e la sua narrazione trasmette lo spirito dell’epoca>, rappresentando in fondo <unasortadi biografia della nazione>.

In effetti <quello di Tamaro – ha sottolineato Stefano Folli nel supplemento culturale Robinson della Repubblica (17 luglio) – è un viaggio nella storia italiana ed europea persino più lungo dei 38 anni che scandiscono queste pagine dense di personaggi, eventi, profili psicologici. Grande politica e vita quotidiana, entrambe giudicate con spirito critico>. La pubblicazione del volume, chiosa Folli, ha <reso un buon servizio a quanti amano la storia del Novecento>.

Nel diario – ha scritto Giovanni Belardelli sul Corriere della Sera (19 luglio) – <Tamaro registra con maniacale precisione fatti ed episodi appresi direttamente o attraverso la vasta rete delle sue conoscenze (impressionante, al riguardo, l’indice dei nomi di oltre sessanta pagine preparato dal curatore, che vi ha elencato tutte le persone citate, di ciascuna indicando la qualifica), sicché il volume si presenta come una fonte di rilievo per lo studio di quattro decenni di storia italiana>, al di là dell’irredentismo, che tuttavia <fu il filo conduttore> della sua vita. Irredentismo che, dopo la seconda guerra mondiale, si trasfigurerà in neo-irredentismo, con Tamaro impegnato su ogni fronte per il ritorno della sua Trieste all’Italia, come ha evidenziato al Tg2 (23 giugno) Gianni Scipione Rossi, intervistato da Adriano Monti BuzzettiDelle radici triestine e istriane di un uomo di cultura, amico tra l’altro, del poeta Umberto Saba, ha parlato Francesca Vigori nell’intervista per la Tgr Rai del Friuli Venezia Giulia (21 agosto).

Per quanto concerne il diario, Belardelli ha sottolineato come <certe parti – ad esempio, il resoconto di un viaggio a Mosca nel 1934, le pagine sulla città di Roma occupata dai tedeschi e poi liberata dagli Alleati – si facciano apprezzare anche per l’immediatezza di alcune descrizioni e per la qualità della scrittura>.

Dal volume – ha notato Alessandro Campi su Il Messaggero (7 agosto) – si <ricavano […] frammenti di vita e di storia di assoluto interesse, nella lunga transizione dall’implosione dell’impero austroungarico alle convulsioni dell’Italia liberale, dall’avvento, consolidamento e crollo del fascismo alla nascita della Repubblica: quattro regimi, quattro epoche, che Tamaro ha attraversato tenendo sempre la penna in mano, osservando con curiosità, avendo la fortuna di conoscere e incontrare tutti o quasi: da Joyce a Mussolini, da Margherita Sarfatti a Umbero Saba, da Camillo Castiglioni […] a Galeazzo Ciano>.

<Rossi, nel saggio introduttivo, – nota ancora Campi – spiega bene la natura del fascismo di Tamaro. Uomo d’ordine di formazione mitteleuropea, non credette mai agli impulsi rivoluzionari e misticheggianti di Mussolini. Vide il fascismo come un fenomeno tipicamente italiano, che non si poteva esportare>.

Hanno dato notizia della pubblicazione del volume i siti della Lega Nazionale di Trieste, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e di Arcipelago Adriatico, e inoltre i quotidiani online umbri PerugiaToday (3 giugno), La Notizia Quotidiana (3 giugno) e TrgMedia (29 luglio). Quest’ultimo ha evidenziato una annotazione del diario relativa a un’inedita iniziativa di “resistenza fascista” in caso di sconfitta dell’Asse, rivelata a Tamaro nel marzo del 1943 dal sottosegretario agli Esteri, il perugino Giuseppe Bastianini.

Scrivendone su Il Foglio quotidiano (16 settembre), Vincenzo Pinto rileva che <la triestinita’ del biografato è elemento spesso richiamato dal curatore, perché il principale porto asburgico rappresenta un luogo di incontri, scontri e di “ibridazioni” far diverse temperie culturali del mondo mitteleuropeo e mediterraneo>. <Abile scrittore e giornalista>, <il lungo diario di Tamaro – sottolinea Pinto – contiene resoconti di incontri, discussioni e anche commenti personali sulle vicende più o meno elevate della politica italiana (e non) del periodo fascista. La tempra morale dell’uomo ci sembra l’aspettò su cui il curatore ha tentato di focalizzarci. Non parliamo di “umanità” e “coerenza”, ecc., quanto della capacità di mantenere la barra a dritta in anni molto difficili e tormentati della storia italiana>.

Attilio Tamaro: il diario di un italiano (1911-1949)

Formazione. Riconosciuto il corso “Nuove prospettive storiografiche. L’idea d’Europa”

Lo scorso 16 luglio, con decreto regionale n. 477/2021, l’Ufficio Scolastico Regionale (USR) del Lazio ha riconosciuto il corso di formazione, proposto dalla Fondazione e aperto ai docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, intitolato “Nuove prospettive storiografiche. L’idea d’Europa”. Il programma, in fase di definizione e volto ad analizzare gli sviluppi storico-filosofici legati all’idea di Europa tra il XIX e il XX secolo, vedrà la partecipazione – tra i formatori – del Presidente Giuseppe Parlato, ordinario di Storia contemporanea nella UNINT di Roma, sul tema Nazionalismi e guerre nell’Europa del Novecento; di Rodolfo Sideri, responsabile della formazione e docente di storia e filosofia nei licei, su L’idea di Europa dalla Restaurazione alla fine del XIX secolo; di Danilo Breschi, consigliere di amministrazione della Fondazione e associato di Storia delle dottrine politiche nella UNINT di Roma, su L’Europa dei tre dopoguerra (1918-1945-1989); di Silvio Berardi, associato di Storia delle relazioni internazionali nella Università Niccolò Cusano di Roma, su Le grandi organizzazioni internazionali del Novecento in Europa; di Marco Zaganella, docente di Storia economica nella Università dell’Aquila, su L’economia dell’Europa nel XX secolo, tra politiche di sviluppo nazionale e realizzazione del mercato comune; e di Matteo Antonio Napolitano, collaboratore della Fondazione e docente di Storia contemporanea nella Università Niccolò Cusano di Roma, su Lo sviluppo istituzionale europeo: dalla Ceca alla Ue. Il riconoscimento certifica, ancora una volta, la consolidata realtà della Fondazione come ente di formazione accreditato.

Conclusa la prima attività del progetto Erasmus+ “Culture.EDU”

Si è conclusa con successo la prima attività del progetto “Culture.EDU – Culture Experiences through Digital environment Using”, proposto dalla dall’Associazione bulgara Piligrimi e dalla Fondazione e finanziato nell’ambito del programma Erasmus+. Nel mese di giugno 2021, otto ragazzi italiani selezionati dalla Fondazione hanno visitato alcuni dei principali luoghi del patrimonio culturale della Bulgaria con lo scopo di conoscere la cultura del Paese balcanico e raccogliere informazioni utili, in primo luogo, per presentare i siti e condividere idee per la socializzazione degli stessi e, in secondo, per implementare le soluzioni tecnologiche previste dalla proposta progettuale: in particolare, la realtà aumentata 3D e la realtà virtuale, insieme con strumenti di comunicazione audio-video. La prossima tappa si svolgerà nell’autunno prossimo, quando altrettanti ragazzi bulgari saranno impegnati in una visita in Italia dove parteciperanno ad attività di formazione sul patrimonio culturale, e in particolare su 15 siti culturali selezionati nel territorio della Regione Lazio.

La scomparsa di Domenico Giglio, animatore del Circolo Rex

E’ scomparso il 3 agosto a Roma un amico della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, l’ingegnere Domenico Giglio, che per anni ha partecipato alle iniziative della Fondazione. Sin da giovane fervente monarchico, egli animò a lungo il Fronte Monarchico Giovanile attraverso l’attività organizzativa e propagandistica in giro per l’Italia. Erano gli anni Cinquanta, quando il Pnm riscuoteva i suoi maggiori successi; a partire dal 1958 entrò a far parte della Direzione Nazionale del Pnm fino a quando, nel 1961, il partito si trasformò nel Pdium (Partito democratico italiano di unità monarchica). Passato all’opposizione del segretario nazionale Covelli, nel 1972, in seguito alla confluenza del Pdium nel Msi, abbandonò il partito e fondò l’Alleanza Monarchica un circolo culturale-politico che voleva mantenere in vita l’ideale monarchico. Nel 1960 entrò in uno dei più antichi circoli monarchici della capitale, il Circolo Rex fondato nel 1948, di cui divenne vicepresidente prima (1969) e presidente poi (2009). Il Circolo Rex ha animato per anni il panorama culturale romano con una serie di conferenze e pubblicazioni che hanno cercato, nel tempo, non solo di mantenere in vita l’afflato per la monarchia e i suoi rappresentanti, ma anche per quell’Italia liberale che aveva compiuto l’Unità, edificato un paese da zero e vinto una guerra mondiale. Ho avuto la fortuna di conoscere Domenico Giglio quando iniziai ad occuparmi del mondo monarchico, ormai più di venti anni fa, e con lui è rimasto sempre un legame di simpatia, se non di amicizia. Più volte mi ha invitato a parlare al Circolo Rex e più volte ci siamo confrontati sulle scelte del passato e su quelle del presente. Ci siamo visti l’ultima volta pochi mesi fa, quando decise di donare il suo archivio personale alla Fondazione. Un archivio importante che attesta la sua attività di dirigente del Pnm in un triennio cruciale come quello del 1958-61. A lui va la riconoscenza della Fondazione per questa donazione e quella mia personale per l’amicizia e la stima che ha avuto verso di me nel corso degli anni. Che la terra ti sia lieve caro Domenico.

Andrea Ungari

 

Restaurate tre collezioni di periodici dell’Emeroteca

Ѐ rientrato in sede il materiale di emeroteca sottoposto a operazioni di restauro, con il contributo della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio ai sensi degli artt. 31, 35 e 36 del d. lgs 42/2004, Annualità 2019, autorizzato con nota del 22 giugno 2020.
Si tratta di 230 fascicoli della collezione “Libro e moschetto”, dal 1939 al 1943, e quella de “Le Forze armate” a partire dal 1941 e conclusasi anch’essa nel luglio 1943, nonché di 237 fascicoli del periodico «L’Uomo Qualunque» per gli anni dal 1945 al 1953. I fascicoli sono stati collocati, ciascuno, in una cartella di carta da conservazione con riserva alcalina, e sono conservati in apposite scatole. Essi tornano dunque nella disponibilità degli studiosi.
Il restauro è stato effettuato dalla Società ImagoArte.

Acquisito dalla Fondazione l’epistolario del pittore russo Aleksandr Volkov a Eleonora Duse

La Fondazione ha acquisito le lettere scritte dal pittore e aristocratico russo Aleksandr Volkov a Eleonora Duse tra il 1891 e il 1893.
Il fondo consiste in 303 missive indirizzate alla Duse da Aleksandr Nikolaevič Volkov-Mouromtzov, pittore noto con il nome d’arte di A.N. Roussoff, durante il periodo della loro relazione (1890-1894). Le lettere furono consegnate nel 1923 dall’attrice all’amica Christiane Thun-Salm (1859-1935), che le custodì in una borsa da viaggio. Lasciate alla sua morte al figlio Paul Thun-Hohenstein (1884-1963) con il patto di non aprire la borsa per cinquanta anni, furono in seguito “scoperte” da Eleonore Thun-Hohenstein, figlia di Paul, che nel 1985 aprì la borsa trovandosi di fronte il prezioso lascito. Il fondo raccoglie lettere, telegrammi, biglietti scritti da Volkov ed è di estrema importanza per «ricostruire alcuni aspetti della recitazione della celebre attrice» (A. Sica, D’amore e d’arte. Le lettere a Eleonora Duse di Aleksandr Volkov nel lascito Thun-Salm e Thun-Hohenstein, Mimesis, Milano-Udine 2020, p. 36). Le lettere sono pubblicate nel citato volume curato dalla professoressa Anna Sica, e impreziosito da introduzioni che contestualizzano la vicenda. Le lettere e il volume con le loro trascrizioni sono a disposizione degli studiosi.
La documentazione è stata donata alla Fondazione dall’erede del fondo, Sophie Mensdorff-Pouilly, nipote di Eleonore Thun-Hohenstein,  il 17 maggio 2021.

Presentato a Roma “Attilio Tamaro: il diario di un italiano”

Grazie all’ospitalità della Casa delle Associazioni Regionali – UNAR, si è tenuta il 24 giungo a Roma la presentazione del volume  di Gianni Scipione Rossi Attilio Tamaro: il diario di un italiano (1911-1949), edito da Rubbettino Editore con il sostegno della Fondazione.  Con l’autore ne hanno parlato Alessandro Campi, ordinario di Storia delle dottrine politiche nella Università di Perugia e direttore della “Rivista di Politica”, Enrico Morbelli, giornalista e presidente dell’Associazione Piemontesi a Roma – Famija Piemontèisa e Francesco Pittoni, presidente del Fogolâr Furlan di Roma, presenti i nipoti di Tamaro, Attilio e Livia.
Ecco il video dell’incontro:
Il libro
Triestino di origine istriana, giornalista, storico, diplomatico, Attilio Tamaro (1884-1956) è stato uno dei massimi protagonisti dell’irredentismo giuliano. Autore prolifico di saggi storici e politici, ha lasciato inedito il suo diario privato, che si sviluppa dalla Trieste austroungarica del 1911 alla guerra vinta, attraversa il fascismo per superare la fine del regime e affacciarsi nella guerra civile e nella ricostruzione. Un grande e intenso affresco – privo di filtri – su quasi quarant’anni di storia italiana ed europea.
Di cultura nazional-patriottica, monarchico, volontario nella Grande Guerra, teorico del nazionalismo, aderì al fascismo nel 1922. Contrario all’antisemitismo, fu espulso dal Pnf nel 1943, non aderì alla Rsi e da neo-irredentista tornò a difendere l’italianità di Trieste e delle terre adriatiche.
Nel diario le sue analisi, i retroscena politici e gli incontri con centinaia di persone, da Giolitti a Salandra, da D’Annunzio a Mussolini, da Grandi a Federzoni, da Balbo a Bottai. E ancora, intellettuali, politici e diplomatici incrociati nel suo peregrinare tra Trieste, Roma, i Balcani, Vienna, Parigi, Londra, Fiume, Amburgo, Helsinki, Mosca, Leningrado e Berna.
Il diario è introdotto da una biografia basata sullo scandaglio di documenti e carteggi, presenti in diversi fondi archivistici. Ne emerge la complessa e tormentata personalità di un uomo di grande cultura, capace di dialogare a tutto campo. Margherita Sarfatti così gli dedica il suo Dux: «Ad Attilio Tamaro, italianissimo figlio di Trieste, nel nome di Trieste, madre della mia madre, offre con amicizia». «Ho letto – scrive Tamaro a Umberto Saba – le tre poesie con eguale piacere: mirabile mi sembra “La preghiera dell’angelo custode”, dove l’episodio è ricordato con arte purissima ed è poi elevato a una vasta significazione. Attendo vivamente l’annunciato volume di poesia».
Tamaro è in relazione con tutti i protagonisti dell’irredentismo triestino, istriano e dalmatico, in particolare Camillo Ara, Mario Alberti, Giorgio Pitacco, Salvatore Segré Sartorio, Fulvio Suvich, Francesco Salata. Intensi i suoi rapporti con Eugenio Balzan, Camillo Castiglioni, Francesco Coppola, Mario Missiroli, Giuseppe Volpi di Misurata. Feroci le sue critiche a Galeazzo Ciano – «satrapo orientale» – e a Mussolini che, dopo averlo ammirato, quando nasce la Rsi definisce «il farneticante di lassù».
Nella biografia emerge anche la figura del figlio di Tamaro, Tullio, che nel 1942 entra nel Pci clandestino milanese e con Emilio Sereni rappresenterà il partito nel Cln regionale lombardo.

Gianni Scipione Rossi, Attilio Tamaro: il diario di un italiano (1911-1949), Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2021, pp. 1066, €49,00 (ISBN 978-88-498-6613-1)

https://www.store.rubbettinoeditore.it/catalogo/attilio-tamaro-il-diario-di-un-italiano-1911-1949/

“Dallo Statuto Albertino alla Costituzione repubblicana”: mercoledì 23 giugno convegno Lumsa-Fondazione

Mercoledì 23 giugno 2021 si svolgerà, nella Sala “Giubileo” della Università Lumsa di Roma, in via di Porta Castello, 44, il Convegno “Dallo Statuto Albertino alla Costituzione repubblicana”, organizzato dalla Lumsa e dalla Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice e strutturato su due sessioni. La sessione mattutina, dalle ore 9.30, vedrà la partecipazione di Francesco Bonini, Rettore della Lumsa, ordinario di Storia delle istituzioni politiche e presidente della sessione, Anna Gianna Manca, associata di Storia delle istituzioni politiche nella Università di Trento, Fabrizio Rossi del Senato della Repubblica, Gerardo Nicolosi, associato di Storia contemporanea nella Università di Siena, Paolo Colombo, ordinario di Storia delle istituzioni politiche nella Università Cattolica di Milano, Marco Maria Aterrano, ricercatore di Storia contemporanea nella Università di Messina, Vera Capperucci, ricercatrice di Storia contemporanea nella Luiss-Guido Carli di Roma e Luigi Ciaurro del Senato della Repubblica e docente Lumsa. La sessione pomeridiana, dalle ore 15.00, presieduta da Giuseppe Parlato, ordinario di Storia contemporanea nella Unint di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, vedrà la partecipazione del Rettore della Lumsa Francesco Bonini, di Felice Giuffré, ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico nella Università di Catania, Giovanni Orsina, ordinario di Storia contemporanea nella Luiss-Guido Carli di Roma, Nicola Lupo, ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico nella Luiss-Guido Carli di Roma, Luigi Blanco, ordinario di Storia delle istituzioni politiche nella Università di Trento, Marco Olivetti, ordinario di Diritto costituzionale nella Lumsa di Roma, Antonella Meniconi, ordinario di Storia delle istituzioni politiche alla Sapienza di Roma, Solveig Cogliani, magistrato, consigliere della III Sez. del Consiglio di Stato, Antonio Varsori, ordinario di Storia delle relazioni internazionali nella Università di Padova, e Roberto Baratta, ordinario di diritto internazionale e di diritto dell’Unione europea nella Università di Roma Tre.
I lavori del Convegno, realizzato grazie al contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, Ricerca e Istituti culturali, verranno trasmessi in streaming sui canali YouTube della Lumsa e della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice.
Per la partecipazione in presenza è necessario comunicare la propria adesione, entro il prossimo martedì 22 giugno, all’indirizzo: info@fondazionespirito.it

Presentazione online del volume di Ester Capuzzo

Giovedì 10 giugno 2021 è stato presentato, in modalità streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube della Fondazione, il volume «Italiani. Visitate l’Italia». Politiche e dinamiche turistiche in Italia tra le due guerre mondiali di Ester Capuzzo (Luni, Milano 2020). Con l’autrice ne hanno discusso Gianni Scipione Rossi, giornalista e vicepresidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice; Giuseppe Parlato, professore ordinario di Storia contemporanea nella UNINT di Roma e presidente della Fondazione; e Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Confindustria Alberghi.

Il libro

Il turismo costituisce un fenomeno che nel corso del Novecento ha assunto una dimensione globalizzante, richiamando nel nostro paese soltanto negli ultimi decenni l’attenzione degli storici interessati soprattutto alla ricostruzione dei caratteri dello sviluppo economico e dell’evoluzione dei consumi nell’età contemporanea, più raramente agli aspetti istituzionali delle politiche turistiche che durante il fascismo trasformarono questo settore in un’arma non secondaria per la ricerca del consenso all’interno e in una vetrina delle realizzazioni del regime sul piano internazionale. Di fronte all’emergere della società di massa, il fascismo cercò di dirigere e orientare la nuova disponibilità di tempo libero dei lavoratori verso forme di uso collettivo e familiare con i treni popolari, le gite domenicali al mare e in montagna in autobus o in bicicletta, le colonie estive per i bambini, le crociere nei territori oltremare e i viaggi patriottici sui campi di battaglia e nelle province ottenute alla fine della Prima guerra mondiale, abituando gli italiani alle vacanze e contribuendo, pur nel condizionamento ideologico, a modificarne l’orizzonte culturale e geografico. Modificazioni nei mezzi di trasporto, trasformazioni degli stili di vita e diversificazioni delle strutture dell’accoglienza si accompagnarono alla diffusione di pratiche turistiche sviluppatesi tra gli anni Venti e Trenta fra fasce di popolazione più ampie rispetto al periodo antebellico, sia con il supporto delle tradizionali organizzazioni turistiche nate in età liberale, sia con le organizzazioni di massa del regime. Durante gli anni Trenta il turismo divenne un comparto dello Stato imperniato su un’organizzazione istituzionale a forma piramidale, che rifletteva la chiara funzione politica attribuita al settore dal fascismo e finalizzata allo sviluppo, all’incremento e al sostegno ai viaggi e alle gite di quei segmenti sociali più ampi, soprattutto i ceti urbani e quello alto-borghese, che nell’età liberale aveva incarnato la facies del turista italiano.

L’autrice

Ester Capuzzo, professore ordinario di Storia contemporanea nella Sapienza Università di Roma, insegna anche Storia del Turismo. È stata Segretario Generale dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, attualmente è Vice-presidente della Società Dalmata di Storia Patria e membro del comitato scientifico della Casa del Ricordo e dell’Esodo degli Istriani, Fiumani e Dalmati del Comune di Roma. Tra le sue pubblicazioni: Alla periferia dell’Impero. Terre italiane degli Asburgo tra storia e storiografia (XVIII-XX secolo), Edizioni Scientifiche Italiane, 2009 ed Ebrei italiani dal Risorgimento alla scelta sionista, Le Monnier, 2004. Recentemente ha curato il volume Società e istituzioni in Francia e in Italia durante la Prima guerra mondiale, Nuova Cultura, 2017.

Disponibile su YouTube la registrazione integrale della presentazione: https://youtu.be/JmV_OjyVH4E