La biografia e il diario di Attilio Tamaro nei commenti della stampa

Ottima accoglienza stampa per Attilio Tamaro: il diario di un italiano (1911-1949), il volume di Gianni Scipione Rossi pubblicato da Rubbettino con il sostegno della Fondazione. Paolo Marcolin, sul quotidiano triestino Il Piccolo (10 luglio), del quale Tamaro fu redattore, ha ricordato che <Renzo De Felice considerava Tamaro una fonte ben informata e Rossi nota che Tamaro non fu un nostalgico, ma un critico spettatore degli avvenimenti e la sua narrazione trasmette lo spirito dell’epoca>, rappresentando in fondo <unasortadi biografia della nazione>.

In effetti <quello di Tamaro – ha sottolineato Stefano Folli nel supplemento culturale Robinson della Repubblica (17 luglio) – è un viaggio nella storia italiana ed europea persino più lungo dei 38 anni che scandiscono queste pagine dense di personaggi, eventi, profili psicologici. Grande politica e vita quotidiana, entrambe giudicate con spirito critico>. La pubblicazione del volume, chiosa Folli, ha <reso un buon servizio a quanti amano la storia del Novecento>.

Nel diario – ha scritto Giovanni Belardelli sul Corriere della Sera (19 luglio) – <Tamaro registra con maniacale precisione fatti ed episodi appresi direttamente o attraverso la vasta rete delle sue conoscenze (impressionante, al riguardo, l’indice dei nomi di oltre sessanta pagine preparato dal curatore, che vi ha elencato tutte le persone citate, di ciascuna indicando la qualifica), sicché il volume si presenta come una fonte di rilievo per lo studio di quattro decenni di storia italiana>, al di là dell’irredentismo, che tuttavia <fu il filo conduttore> della sua vita. Irredentismo che, dopo la seconda guerra mondiale, si trasfigurerà in neo-irredentismo, con Tamaro impegnato su ogni fronte per il ritorno della sua Trieste all’Italia, come ha evidenziato al Tg2 (23 giugno) Gianni Scipione Rossi, intervistato da Adriano Monti BuzzettiDelle radici triestine e istriane di un uomo di cultura, amico tra l’altro, del poeta Umberto Saba, ha parlato Francesca Vigori nell’intervista per la Tgr Rai del Friuli Venezia Giulia (21 agosto).

Per quanto concerne il diario, Belardelli ha sottolineato come <certe parti – ad esempio, il resoconto di un viaggio a Mosca nel 1934, le pagine sulla città di Roma occupata dai tedeschi e poi liberata dagli Alleati – si facciano apprezzare anche per l’immediatezza di alcune descrizioni e per la qualità della scrittura>.

Dal volume – ha notato Alessandro Campi su Il Messaggero (7 agosto) – si <ricavano […] frammenti di vita e di storia di assoluto interesse, nella lunga transizione dall’implosione dell’impero austroungarico alle convulsioni dell’Italia liberale, dall’avvento, consolidamento e crollo del fascismo alla nascita della Repubblica: quattro regimi, quattro epoche, che Tamaro ha attraversato tenendo sempre la penna in mano, osservando con curiosità, avendo la fortuna di conoscere e incontrare tutti o quasi: da Joyce a Mussolini, da Margherita Sarfatti a Umbero Saba, da Camillo Castiglioni […] a Galeazzo Ciano>.

<Rossi, nel saggio introduttivo, – nota ancora Campi – spiega bene la natura del fascismo di Tamaro. Uomo d’ordine di formazione mitteleuropea, non credette mai agli impulsi rivoluzionari e misticheggianti di Mussolini. Vide il fascismo come un fenomeno tipicamente italiano, che non si poteva esportare>.

Hanno dato notizia della pubblicazione del volume i siti della Lega Nazionale di Trieste, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e di Arcipelago Adriatico, e inoltre i quotidiani online umbri PerugiaToday (3 giugno), La Notizia Quotidiana (3 giugno) e TrgMedia (29 luglio). Quest’ultimo ha evidenziato una annotazione del diario relativa a un’inedita iniziativa di “resistenza fascista” in caso di sconfitta dell’Asse, rivelata a Tamaro nel marzo del 1943 dal sottosegretario agli Esteri, il perugino Giuseppe Bastianini.

Scrivendone su Il Foglio quotidiano (16 settembre), Vincenzo Pinto rileva che <la triestinita’ del biografato è elemento spesso richiamato dal curatore, perché il principale porto asburgico rappresenta un luogo di incontri, scontri e di “ibridazioni” far diverse temperie culturali del mondo mitteleuropeo e mediterraneo>. <Abile scrittore e giornalista>, <il lungo diario di Tamaro – sottolinea Pinto – contiene resoconti di incontri, discussioni e anche commenti personali sulle vicende più o meno elevate della politica italiana (e non) del periodo fascista. La tempra morale dell’uomo ci sembra l’aspettò su cui il curatore ha tentato di focalizzarci. Non parliamo di “umanità” e “coerenza”, ecc., quanto della capacità di mantenere la barra a dritta in anni molto difficili e tormentati della storia italiana>.

Nel segnalare il volume, Libero Quotidiano (24 settembre), evidenzia la complessa biografia dell’irredentista Tamaro e l’ampia rete dei suoi rapporti, <da Giolitti a Salandra, da D’Annunzio a Mussolini, da Grandi a Federzoni, da Balbo a Bottai>.

<Frutto di attente ricerche archivistiche e di uno scandaglio approfondito della letteratura memorialistica e storiografica – sottolinea Francesco Perfetti su Il Giornale (25 settembre) – il saggio di Gianni Scipione Rossi è un contributo importante per la conoscenza di un tipico intellettuale del mondo irredentista e nazionalista ma è, al tempo stesso, lo strumento migliore per introdurre la lettura del diario di Tamaro>.
Quanto al diario, scrive Perfetti, si tratta di <un documento fondamentale paragonabile, per la mole delle notizie e l’acutezza delle analisi, ad altri diari di gerarchi e personalità politiche, a cominciare da Ciano e Bottai>. <L’autore – pervaso dalla passione irredentistica è diviso tra giornalismo, ricerca storica e attività diplomatica – attraversò, si è detto, anche da protagonista, oltre che da osservatore, le fasi più significative del Novecento e, in particolare, gli anni di quel fascismo del quale, nel dopoguerra, si fece storico. Le sue annotazioni mettono dapprima in luce l’entusiasmo di un nazionalista, quale egli era, di fronte ai successi del fascismo in politica estera e in politica interna, ma poi, andando avanti nel tempo, descrivono in maniera impietosa il declinare del regime a causa di scelte sbagliate e l’affievolirsi del consenso>. Perfetti evidenzia un passaggio importante del diario, che riguarda i rapporti tra fascismo e nazismo: <Sono stato sempre contrario – scrive Tamaro – all’identificazione del fascismo con l’hitlerismo e ho sofferto quando ho veduto che per quella identificazione si faceva all’amore e non politica con la Germania>.

Attilio Tamaro: il diario di un italiano (1911-1949)

Presentato sui canali online della Fondazione il volume di Giuseppe Parlato, “La Nazione dei nazionalisti”

Giovedì 20 maggio 2021 è stato presentato, in modalità streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube della Fondazione, il volume La Nazione dei nazionalisti. Liberalismo, conservatorismo, fascismo di Giuseppe Parlato (Fallone, Taranto 2020). Con l’autore ne ha discusso Andrea Ungari, professore ordinario di Storia contemporanea nella Università degli Studi “G. Marconi” di Roma e direttore della Fondazione.

Il libro

Il presente volume, che contiene saggi pubblicati tra il 1983 e il 2020 con diverse integrazioni e uno inedito su Carlo Delcroix, attraverso una lettura asciutta e storicamente organizzata per tappe tematiche oltre che cronologiche, porta avanti una disamina storiografico-interpretativa del nazionalismo, nonché dei temi e dei personaggi che lo caratterizzarono, sia in funzione al suo legame con il liberalismo conservatore, sia nel rapporto non sempre facile con il fascismo, nel quale fu inglobato nel 1923. Per lungo tempo, infatti, fino almeno all’immediato dopoguerra, fu considerato prodromico e determinante del fascismo, ma con Mussolini i nazionalisti ebbero sempre un atteggiamento ambivalente: contribuirono con Rocco e Federzoni alla costruzione dello stato fascista, furono autoritari ma non totalitari, diffidenti rispetto alle sue prospettive rivoluzionarie e sociali, finirono con l’essere travolti dalle contraddizioni e dalle inefficienze della monarchia e dell’8 settembre.

L’autore

Giuseppe Parlato è professore ordinario di Storia contemporanea nella Università degli Studi Internazionali – UNINT di Roma e presidente della Fondazione. Si è occupato di storia del Risorgimento italiano e del fascismo e attualmente si occupa della storia della destra italiana. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia (1943-1948) (il Mulino, Bologna 2006); Mezzo secolo di Fiume. Economia e società a Fiume nella prima metà del Novecento (Cantagalli, Siena 2009); Gli Italiani che hanno fatto l’Italia. 151 personaggi per la storia dell’Italia unita (Eri Rai, Roma 2011); La Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia Nazionale (Luni, Milano 2017).

Disponibile su YouTube la registrazione integrale della presentazione: https://youtu.be/qGcqndFBI10

Il 24 giugno a Roma la presentazione del diario di Attilio Tamaro

Il volume di Gianni Scipione Rossi Attilio Tamaro: il diario di un italiano (1911-1949), Rubbettino 2021, sarà presentato giovedì 24 giugno 2021, alle ore 18.30, nella terrazza della Casa delle Associazioni Regionali – UNAR, in via Ulisse Aldovrandi, 16 a Roma.
Il volume contiene la biografia di Tamaro e il suo diario inedito, conservato nell’archivio della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Con l’autore ne parleranno   Alessandro Campi, ordinario di Storia delle dottrine politiche nella Università di Perugia e direttore della “Rivista di Politica”, Enrico Morbelli, giornalista e presidente dell’Associazione Piemontesi a Roma – Famija Piemontèisa, e Giuseppe Parlato, ordinario di Storia contemporanea nella UNINT di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Saranno presenti i nipoti di Attilio Tamaro.

NEL RISPETTO DELLE NORME SANITARIE È OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE FINO A ESAURIMENTO POSTI ALLA SEGRETERIA DELLA “FAMIJA PIEMONTÈISA” ESCLUSIVAMENTE TRAMITE SMS O WHATSAPP AL NUMERO 349.5487626. (In caso di pioggia la presentazione si terrà nella Sala Italia)

Il libro
Triestino di origine istriana, giornalista, storico, diplomatico, Attilio Tamaro (1884-1956) è stato uno dei massimi protagonisti dell’irredentismo giuliano. Autore prolifico di saggi storici e politici, ha lasciato inedito il suo diario privato, che si sviluppa dalla Trieste austroungarica del 1911 alla guerra vinta, attraversa il fascismo per superare la fine del regime e affacciarsi nella guerra civile e nella ricostruzione. Un grande e intenso affresco – privo di filtri – su quasi quarant’anni di storia italiana ed europea.
Di cultura nazional-patriottica, monarchico, volontario nella Grande Guerra, teorico del nazionalismo, aderì al fascismo nel 1922. Contrario all’antisemitismo, fu espulso dal Pnf nel 1943, non aderì alla Rsi e da neo-irredentista tornò a difendere l’italianità di Trieste e delle terre adriatiche.
Nel diario le sue analisi, i retroscena politici e gli incontri con centinaia di persone, da Giolitti a Salandra, da D’Annunzio a Mussolini, da Grandi a Federzoni, da Balbo a Bottai. E ancora, intellettuali, politici e diplomatici incrociati nel suo peregrinare tra Trieste, Roma, i Balcani, Vienna, Parigi, Londra, Fiume, Amburgo, Helsinki, Mosca, Leningrado e Berna.
Il diario è introdotto da una biografia basata sullo scandaglio di documenti e carteggi, presenti in diversi fondi archivistici. Ne emerge la complessa e tormentata personalità di un uomo di grande cultura, capace di dialogare a tutto campo. Margherita Sarfatti così gli dedica il suo Dux: «Ad Attilio Tamaro, italianissimo figlio di Trieste, nel nome di Trieste, madre della mia madre, offre con amicizia». «Ho letto – scrive Tamaro a Umberto Saba – le tre poesie con eguale piacere: mirabile mi sembra “La preghiera dell’angelo custode”, dove l’episodio è ricordato con arte purissima ed è poi elevato a una vasta significazione. Attendo vivamente l’annunciato volume di poesia».
Tamaro è in relazione con tutti i protagonisti dell’irredentismo triestino, istriano e dalmatico, in particolare Camillo Ara, Mario Alberti, Giorgio Pitacco, Salvatore Segré Sartorio, Fulvio Suvich, Francesco Salata. Intensi i suoi rapporti con Eugenio Balzan, Camillo Castiglioni, Francesco Coppola, Mario Missiroli, Giuseppe Volpi di Misurata. Feroci le sue critiche a Galeazzo Ciano – «satrapo orientale» – e a Mussolini che, dopo averlo ammirato, quando nasce la Rsi definisce «il farneticante di lassù».
Nella biografia emerge anche la figura del figlio di Tamaro, Tullio, che nel 1942 entra nel Pci clandestino milanese e con Emilio Sereni rappresenterà il partito nel Cln regionale lombardo.
Gianni Scipione Rossi, Attilio Tamaro: il diario di un italiano (1911-1949), Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2021, pp. 1066, €49,00 (ISBN 978-88-498-6613-1)

https://www.store.rubbettinoeditore.it/catalogo/attilio-tamaro-il-diario-di-un-italiano-1911-1949/

In libreria il diario inedito di Attilio Tamaro

Curato da Gianni Scipione Rossi, che ne ha scritto la biografia, è in libreria il diario inedito di Attilio Tamaro, conservato nell’archivio della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Il volume è pubblicato da http://www.rubbettinoeditore.it, con il sostegno della Fondazione.

Scheda

Triestino di origine istriana, giornalista, storico, diplomatico, Attilio Tamaro (1884-1956) è stato uno dei massimi protagonisti dell’irredentismo giuliano. Autore prolifico di saggi storici e politici, ha lasciato inedito il suo diario privato, che si sviluppa dalla Trieste austroungarica del 1911 alla guerra vinta, attraversa il fascismo per superare la fine del regime e affacciarsi nella guerra civile e nella ricostruzione. Un grande e intenso affresco – privo di filtri – su quasi quarant’anni di storia italiana ed europea.
Di cultura nazional-patriottica, monarchico, volontario nella Grande Guerra, teorico del nazionalismo, aderì al fascismo nel 1922. Contrario all’antisemitismo, fu espulso dal Pnf nel 1943, non aderì alla Rsi e da neo-irredentista tornò a difendere l’italianità di Trieste e delle terre adriatiche.
Nel diario le sue analisi, i retroscena politici e gli incontri con centinaia di persone, da Giolitti a Salandra, da D’Annunzio a Mussolini, da Grandi a Federzoni, da Balbo a Bottai. E ancora, intellettuali, politici e diplomatici incrociati nel suo peregrinare tra Trieste, Roma, i Balcani, Vienna, Parigi, Londra, Fiume, Amburgo, Helsinki, Mosca, Leningrado e Berna.
Il diario è introdotto da una biografia basata sullo scandaglio di documenti e carteggi, presenti in diversi fondi archivistici. Ne emerge la complessa e tormentata personalità di un uomo di grande cultura, capace di dialogare a tutto campo. Margherita Sarfatti così gli dedica il suo Dux: «Ad Attilio Tamaro, italianissimo figlio di Trieste, nel nome di Trieste, madre della mia madre, offre con amicizia». «Ho letto – scrive Tamaro a Umberto Saba – le tre poesie con eguale piacere: mirabile mi sembra “La preghiera dell’angelo custode”, dove l’episodio è ricordato con arte purissima ed è poi elevato a una vasta significazione. Attendo vivamente l’annunciato volume di poesia».
Tamaro è in relazione con tutti i protagonisti dell’irredentismo triestino, istriano e dalmatico, in particolare Camillo Ara, Mario Alberti, Giorgio Pitacco, Salvatore Segré Sartorio, Fulvio Suvich, Francesco Salata. Intensi i suoi rapporti con Eugenio Balzan, Camillo Castiglioni, Francesco Coppola, Mario Missiroli, Giuseppe Volpi di Misurata. Feroci le sue critiche a Galeazzo Ciano – «satrapo orientale» – e a Mussolini che, dopo averlo ammirato, quando nasce la Rsi definisce «il farneticante di lassù».
Nella biografia emerge anche la figura del figlio di Tamaro, Tullio, che nel 1942 entra nel Pci clandestino milanese e con Emilio Sereni rappresenterà il partito nel Cln regionale lombardo.

Gianni Scipione Rossi, Attilio Tamaro: il diario di un italiano (1911-1949), Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2021, pp. 1066, €49,00 (ISBN 978-88-498-6613-1)

Gianni Scipione Rossi, giornalista, ha diretto l’informazione parlamentare della Rai, il Centro di formazione e la Scuola di giornalismo di Perugia. È vicepresidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice e ne dirige gli “Annali”. Tra i suoi libri: Cronache del virus (2020); Lo “squalo” e le leggi razziali (2017); Storia di Alice (2010); Cesira e Benito (2007); Il razzista totalitario (2007); Mussolini e il diplomatico (2005); La destra e gli ebrei (2003); Alternativa e doppiopetto (1992); Una scommessa per l’Europa (1987). Ha curato, tra gli altri, l’inedito Filosofia della grande civilizzazione di Ugo Spirito (2019); Ospedale da campo di Filippo Petroselli (2017); L’Islam e noi (2002).

 

 

La cultura del nazionalismo nell’Archivio della Fondazione

di Gianni Scipione Rossi

//Due sono i fondi archivistici conservati dalla Fondazione relativi a personalità strettamente riconducibili alla Associazione Nazionalista Italiana: Attilio Tamaro e Serafino Mazzolini.  Personalità peraltro legate da percorsi quasi paralleli, sia pure con significative differenze. Entrambi vengono dal giornalismo e da una giovanile attività politica tra i nazionalisti, per poi confluire nel Pnf e approdare alla carriera diplomatica.

Attilio Tamaro (Trieste, 1884 – Roma, 1956)

Attilio Tamaro
(Fototeca Civici Musei di Storia e Arte Trieste)

È difficile – e sarebbe forse arbitrario – chiudere Tamaro in una univoca definizione. È stato un giovane militante irredentista nella sua Trieste. Un teorico del diritto storico delle terre giuliane e dalmate di ricongiungersi all’Italia unita. È stato dunque un convinto irredentista. Non per caso a lui fu affidata nel 1933 la redazione della voce irredentismo dell’Enciclopedia Italiana. Tanto più che la definizione si presentava complessa.

Poiché la parola era nuova – notò Tamaro –, essa diede l’impressione che si volesse iniziare una nuova lotta, mentre in verità si trattava della continuazione del Risorgimento, non potendosi considerare compiuta l’unità nazionale finché l’Italia non fosse arrivata alle sue frontiere naturali e storiche. Venuta in uso la parola nuova, essa ebbe più sensi, appunto a causa dell’errore originale: giacché, per gli agitatori del regno, si riferì sempre al movimento da loro iniziato; per gl’irredenti, invece, a tutta la loro attività nazionale, dopo il 1866, e spesso anche alla più antica. Per questa erronea impostazione iniziale e per influsso delle ideologie democratiche, l’irredentismo fu concepito come applicazione del principio di nazionalità e rimase sempre incerto quanto ai limiti delle desiderate rivendicazioni: se solo a oriente o se anche a occidente, dove erano altre terre italiane soggette a stranieri; e a oriente sino al Brennero o a Salorno, sino al Monte Maggiore o a Fiume, nel Quarnaro o anche in Dalmazia? Si fecero discussioni come se il problema non fosse mai stato discusso nel Risorgimento e non gli appartenesse. 

Ma Tamaro non è stato solo un irredentista colto. Dopo la laurea in lettere a Graz e un biennio da bibliotecario a Parenzo, si dedicò completamente alla scrittura, sia come saggista sia come giornalista. A vent’anni pubblica il suo primo articolo sul triestino “L’Indipendente”: una recensione a Grandezza e decadenza di Roma di Guglielmo Ferrero. Nel 1910 comincia a collaborare con “Il Piccolo”. Nel 1914 con “Il Giornale d’Italia”. Ma nello stesso anno, il 2 ottobre, il foglio nazionalista “L’Idea Nazionale” da settimanale nato nel 1911 si trasforma in quotidiano. Il primo pezzo di Tamaro appare il 2 novembre, non per caso con il titolo “L’italianità della Dalmazia”.

Le sue collaborazioni si allargano con il passare degli anni. Al Corriere della Sera, al Secolo di Milano, al “Resto del Carlino”, alla Rassegna Italiana, alla Gazzetta di Venezia, a “Politica”, per ricordare solo le più rilevanti.

Nel 1920 comincia la sua collaborazione a “Il Popolo d’Italia”. Un anno prima aveva sofferto la delusione di non essere scelto da Teodoro Mayer come direttore de “Il Piccolo”, che rinasceva dopo la chiusura causata dalle devastazioni filo austriache del 1915, quando l’irredentista Tamaro è costretto a rifugiarsi a Roma.

Stando alla corrispondenza contenuta nel Fondo Tamaro, nel novembre 1918 Mayer gli aveva lasciato intendere che lo avrebbe nominato. Ma la scelta cade poi su Rino Alessi e provoca una sdegnata reazione di Tamaro, con una lunga lettera all’editore (18 aprile 1919). Non gli resta, per ora, che “L’Idea Nazionale”.

Non è qui il caso di ricostruire nel dettaglio le altalenanti vicende del quotidiano nazionalista, nel quale Tamaro viene assunto come caporedattore nel 1920, quando per un breve periodo è di proprietà del futuro guardasigilli Alfredo Rocco, per breve tempo con il finanziamento degli industriali Perrone.

Nell’archivio stano numerose tracce. Per fare un esempio, un ordine di servizio destinato il 15 settembre 1920 ai “redattori di provincia”. Tamaro ricorda che “I redattori delle cronache provinciali hanno l’obbligo di conoscere a pieno la posizione che il giornale prende difronte ai partiti e ai problemi maggiori e di mantenerle in tutte le sezioni”. Nella sostanza il quotidiano rischiava di smentirsi da una pagina all’altra.

“L’Idea Nazionale” comunque non decolla, da sempre gravata dalle divisioni politiche dell’ANI. Tamaro cerca dunque altre strade. Nel suo diario, registra il 17 agosto 1921: “Scritto a Rocco. L’Idea non può continuare nelle attuali condizioni, né io posso pregiudicare il mio avvenire dando la falsa impressione di essere il responsabile dell’eventuale caduta del giornale”. D’altronde anche Tamaro è parte del gioco politico. In fondo il quotidiano ha contribuito ad allargare le sue già vaste frequentazioni, anche epistolari, come testimoniano – per fare due esempi – i carteggi con lo scrittore Sem Benelli e con il giornalista, esploratore e geografo Corrado Zoli, che sarà sottosegretario agli Esteri della Reggenza del Carnaro, governatore dell’Eritrea e presidente della Società Geografica Italiana.

Tamaro diventerà, con il tempo, uno dei più informati esponenti del regime fascista. Per ora – cito una lettera del 14 agosto 1920 – può raccogliere, ad esempio, gli sfoghi e i consigli dell’economista Maffeo Pantaleoni: “Caro Tamaro, quel maiale di Salvemini non vi batta. Non va più sfidato a onesta tenzone. Va schiaffeggiato, sputacchiato”. È un piccolo spunto, naturalmente, in linea con il noto carattere fumantino di Pantaleoni. Uno spunto che, insieme a tanti altri, merita di essere contestualizzato.Pantaleoni fa riferimento alla polemica tra Gaetano Salvemini e Attilio Tamaro sulle prospettive dei rapporti tra popolazione slave e dalmate dopo la prima guerra mondiale. Alle posizioni filo-slave esposte nel 1918 da Salvemini e dal geografo Carlo Maranelli ne La questione dell’Adriatico, Tamaro reagì duramente. Ne derivò una replica altrettanto dura di Salvemini nella seconda edizione del libro, nel 1919. La polemica proseguì fino a metà degli anni Venti.

Tra corrispondenza e diario, va riconosciuto che il Fondo Tamaro è una miniera d’oro per i ricercatori interessati ad approfondire la storia e a cultura politica del nazionalismo italiano e del fascismo.Io gli debbo la completezza di due biografie, quella di Alice de Fonseca e quella di Camillo Castiglioni. Ma ancora molto c’è da scavare, in particolare per i decenni precedenti al 1922. D’altra parte è stato testimone privilegiato di eventi di grande rilievo, oltre che registratore attento e curioso di ciò che si muoveva intorno a lui, da vero giornalista. Volontario nel 1915, in missione “per incarico diretto del governo” a Parigi, prima, e a Londra, dopo, per curare l’attività di propaganda e difendere i diritti nazionali dell’Adriatico in vista della Conferenza di pace, dopo l’esperienza negativa a “L’Idea Nazionale”, raggiunge Vienna come corrispondente de “Il Secolo” e de “Il Popolo d’Italia” e come informatore del ministero degli Esteri, mentre prosegue la sua attività di storico. È del 1924 la sua fondamentale Storia di Trieste.

Dal 1923 al 1927 è delegato per i Fasci all’Estero per l’Austria, poi entra per nomina politica prima nella carriera consolare ad Amburgo e poi nella carriera diplomatica, come ministro plenipotenziario a Helsinky e a Berna.

Nel 1943 sarà richiamato a Roma ed espulso dal Pnf, con l’accusa di aver aiutato l’amico ebreo Castiglioni – già finanziatore de “L’Idea Nazionale” dopo i Perrone – nel quadro di una complessa vicenda che ho ricostruito – grazie anche alle carte Tamaro – nella mia biografia dell’industriale e finanziere triestino. Sia pure in questa sede per sua natura parziale, va ricordato che Tamaro fu tra i pochi esponenti del regime a prendere posizione contro le leggi razziali e la persecuzione degli italiani ebrei, pur provenendo da un milieu culturale e politico – quello nazionalista – nel quale non mancarono di manifestarsi sentimenti antisemiti, con lo stesso Maffeo Pantaleoni. In questo senso Tamaro è un vero figlio della complessità culturale triestina. Tra le sue carte le tracce sono numerose e significative. Il 31 marzo 1944 registra nel diario un colloquio con l’anziano Giorgio Pitacco, che da deputato triestino al parlamento di Vienna aveva fondato l’Associazione fra gli italiani irredenti, per poi essere sindaco della città giuliana dal 1922 al 26 e podestà dal 1928 al 1933: “Con Pitacco si discorreva oggi degli ebrei triestini e dei grandi meriti da loro conquistati nell’irredentismo. Gli ho raccontato che quando Andrea Torre, nel 1913, venne a Trieste, avendomi egli chiesto perché avessi tanta fiducia nella prossima redenzione della nostra città, gli risposi: perché tutti gli ebrei sono irredentisti…”

Si è detto che il fondo Tamaro è ancora in larga parte una miniera da esplorare. Altri esempi sulla questione leggi “razziste”, comecorrettamente le definisce spesso Tamaro, tratti dal diario.

Berna, 28 agosto 1941

L’ambasciatore Cerruti possiede tutt’ora una lettera autografa di Mussolini, con la quale questi – nel 1934 – lo invitò a recarsi da Hitler e a parlargli della questione ebraica: gli dicesse che egli, Mussolini, non credeva opportuno fare la guerra agli ebrei in quanto ebrei, ma che bisognava attaccarli e perseguitarli come comunisti, come antinazisti, come nemici del regime, essendo pericoloso tirarsi addosso l’ebraismo di tutto il mondo. Racconta Cerruti, che mentre egli leggeva e traduceva la lettera, Hitler scattò esclamando che Mussolini non capiva nulla della questione ebraica.

[…]

Roma, 10 agosto 1944

Enrico Rocca si è suicidato perché, dopo aver lungamente sofferto causa le leggi razziali, quando, ritornato a Roma, se ne credeva liberato, si vide minacciato da una nuova persecuzione per essere stato uno dei fondatori del fascio romano.

Tamaro non aderirà alla Repubblica Sociale, nonostante le insistenze della seconda personalità di origine nazionalista di cui la Fondazione conserva un fondo archivistico: Serafino Mazzolini. Nel dopoguerra, Tamaro si dedicherà ancora alla storia – con i volumi Due anni di storia e Vent’anni di storia, a lungo indispensabili fonti per tutti gli storici del fascismo – e alla pubblicistica, collaborando intensamente al primo giornale del mondo neofascista, il settimanale “La Rivolta Ideale”, oltre che, con molti pseudonimi, al “Messaggero”, al “Messaggero Veneto”, a “Italia Nuova” e a “L’Ora d’Italia”.

 

Serafino Mazzolini (Arcevia, 1890 San Felice del Benaco, 1945)

Serafino Mazzolini

La vicenda biografica di Serafino Mazzolini presenta molte similitudini con quella di Tamaro. Giovanissimo comincia l’attività politica nelle sue Marche, e presto, a Macerata – dove conosce Maffeo Pantaleoni – diventa un protagonista del movimento nazionalista. Avvocato, è anche giornalista e sarà direttore del “Corriere Adriatico”. Interventista, nella Grande Guerra è inviato al fronte come corrispondente de “L’Ordine” di Ancona.

Lo si potrebbe definire anche irredentista del fronte interno, poiché è culturalmente debitore della corrente che spinge per il ricongiungimento della Dalmazia all’Italia, nel quadro del sogno antico di consolidare l’Adriatico come un mare esclusivamente italiano. L’Adriatico lo attraverserà per raggiungere D’Annunzio a Fiume. Nella marcia su Roma guiderà le camicie azzurre anconetane, dopo aver guidato la Sezione Nazionalista di Ancona, gli ex combattenti della “Legione Sempre Pronti” e fondato il giornale “La Prora”.

Mazzolini, al centro, con le medaglie,
guida una squadra di nazionalisti,
probabilmente nell’agosto o nel
settembre 1922 nel corso, Vittorio Emanuele
di Ancona (oggi corso Garibaldi)

Nel 1921 è segretario amministrativo dell’ANI, ma manca l’elezione a deputato, data per avvenuta sulla base dei primi dati da “L’Idea Nazionale”. Dopo la confluenza dei nazionalisti nel fascismo, sarà segretario aggiunto del Pnf con Farinacci, commissario del partito a Napoli, deputato nel 1924, sempre in quota a Federzoni.

Poi, l’approdo alla carriera consolare – a Montevideo – e diplomatica come ministro plenipotenziario in Egitto e governatore civile in Montenegro. Da segretario generale degli Esteri, nonostante la fede monarchica, aderirà alla Rsi, rompendo i rapporti con Federzoni, e sarà sottosegretario di Mussolini.

Il Fondo Mazzolini conservato in Fondazione non è paragonabile come rilievo a quello Tamaro. È costituito dalla copia della versione integrale dei diari 1939-1945, che solo parzialmente ho potuto pubblicato in appendice alla sua biografia. Gli originali delle agende, carteggi, documenti, materiale filmato e fotografie – pur utilizzati – sono conservati dagli eredi e posti sotto tutela della Sovrintendenza dell’Umbria.

Il testo completo di apparato di note in “Annali della Fondazione Spirito”, a. 2018, XXX